Torno dove ho vissuto già per tanti anni.
Torno in un posto da cui per un anno ero di nuovo scappata via.
Torno ma facciamo che non torno.

Per lasciare un commento scegliete una delle opzioni sotto il post e scrivete pure! Se non avete nessuno di quegli account, scegliete l'opzione 'anonimo' e poi firmate, se volete!

22.10.14

Pet peeves, ovvero 'ammazzo tutti' ...

Il mio cervello spesso funziona per temi da trattare a lezione, a volte nelle conversazioni della mia vitafuoridall'aula mi trovo a riproporre le domande amletiche dei vari livelli che insegno, analizzando le risposte dei miei interlocutori secondo criteri di coerenza, coesione, grammatica, vocabolario, dottore, è grave?

Per la centesima volta mi ritrovo alla pagina di ciò che mi fa uscire (un po') dai gangheri è ...

Il libro propone 10 immagini, poi si ascoltano 10 brevi conversazioni e gli studenti devono associare la foto ai mi dà sui nervi. In inglese si parla di pet peeves, quelle minuzie che ci danno fastidio, che non sopportiamo. Fra gli esempi il dentista che ti parla mentre ti smucina in bocca, quelli che in piedi dietro di te sulla metro leggono il tuo giornale, i carrelli difettosi del supermercato, quelli che portano gli occhiali da sole dentro e fuori, ecc.

E così ci si comincia a sbizarrire, vengono fuori piccole frustrazioni di tutti i giorni, e io ne approfitto per rendere noto indirettamente cosa è che mi dà fastidio che i miei studenti facciano, tipo quella che ogni volta che mi avvicino per ascoltare come parla con il suo compagno di banco mi comincia a dare colpetti sull'avambraccio mentre ridacchia, je tajerei le mani!

Allora ho pensato che a mo' di catarsi, per sbollire l'ammazzo tutti  di queste ultime 4 settimane (ora lo spiego) magari 'ste piccolezze le scrivo, ci facciamo due risate, mi raccontate le vostre e scarichiamo un po' di stress, no?

Dunque, io non sopporto ...

... le perdite di tempo e le scuse fasulle, tipo chiamare al servizio clienti della mia nuova compagnia telefonica, perché il 27 settembre (!!!) ho aderito a una loro promozione e mi devono mandare una nuova SIM, e che mi dicano che mi hanno chiamata e richiamata, ma io non rispondo. Vediamo un po', zucconi, sono passata dalla vecchia compagnia alla vostra, mi avete disattivato la vecchia SIM, non funziona più, perché VOI l'avete disattivata, mica io! Come vi viene in mente di chiamarmi a quel numero?????? (* la nuova Sim mi è arrivata ieri, dopo aver fatto altre mille telefonate! Cominciamo bene!)

... quelli che vanno al cinema e ogni 2 minuti accendono il cellulare, per rispondere ai messaggi di whatsapp o guardare il facebook. A volte mi sono chiesta se si annoiassero a morte, obbligati da amici o fidanzati a vedere un film che non gli interessava. Poi però li senti uscire dalla sala entusiasti e io mi chiedo: ma che ci avrai capito del film se ne hai visto a malapena un terzo? E che cosa ci sarà di così urgente da non poter spegnere il telefonino un paio d'ore?

... quelli che mi toccano il viso. Se ho un capello in bocca significa che non mi dà fastidio, o che me lo leverò da sola. Il viso è una parte davvero intima della persona, non mi piacciono 'ste carezzine a tradimento.

... gli incavolati perenni, che gli va tutto male, che io sto peggio, che che sfiga cosmica, che beata te, non mi puoi capire ecc ecc. Ma che ne sai se ti posso o non ti posso capire? Sai cosa mi è successo nella mia vita, cosa ho vissuto? E se non ti posso capire, ma perché allora mi racconti tutte 'ste tragedie greche? Fatte 'na risata fijo mio!

... quelle che portano le scarpe coi tacchi, non ci sanno camminare e sembrano giraffe ferite o gazzelle appena nate. Io esco con le Birkenstok e i calzini, e sicuramente ci sono frotte di persone che inorridiscono, chissà cosa sembro io!

... le commesse dei grandi magazzini del reparto profumi che passi e te ne spruzzano un po', io odioooooo i profumi, mi fanno venire il mal di testa. Fortunatamente una tipa in birkenstock+calzino non la vedono come potenziale acquirente, però passare in una nube di 100 spruzzini diversi mi fa perdere la voglia di andare in certi posti.

... le agende dove il sabato e la domenica sono un quadratino piccolo piccolo, come se uno c'avesse la memoria ciofeca e 3000 cose da fa' durante la settimana, e invece il fine settimana il vuoto assoluto o la memoria bionica.

... le magliette di fibra sintentica, spandex, elastham, che puzzano dopo 5 minuti che le porti e fanno l'effetto sauna. Così quelle poche magliette che compro/scambio sono da uomo e poi ci credo che mia madre mi dice che sono sempre saccodepatate. Voglio il 100% cotone!

... quelli che ti dicono oh, guarda, hai un capello bianco/un brufolo in fronte (maddddai, non lo sapevo!) e poi però non ti dicono che c'hai la foglia di lattuga fra i denti o la lampo aperta (non te l'ho detto perché credevo che tu lo sapessi!)

Ecco, questa è la mia catarsi, ora sono più tranquilla e infine posso mettermi a smanettare con il mio nuovo cellulare, che ha viaggiato per ben un mese per raggiungermi.



7.10.14

Un pugno nello stomaco

Ieri sono andata al cinema, non è una novità, ci vado quasi tutti i giorni, a casa non ho la TV e invece ho una bella tesserina per il cinema gratis.

Avevo visto il trailer del film e mi immaginavo la solita americanata buonista.
Con Reese Witherspoon, che io me la ricordo solo in commediole romatico-comiche.
Lei, donna disastro, trentenne zitellona, che si redime facendo l'eroina in Africa.

È strano come a volte montano i trailer e tu pensi che il film sarà questo questo e quest'altro e te ne vai al cinema tranquillo.

E poi entri trafelata, perché hai pure sbagliato sala e sei stata 10 minuti seduta altrove. Ti siedi, che ancora ridi per l'errore e BAM, mazzata.

Perché the GOOD LIE è così, nel titolo ti dice BUONO e ci credi, e ti ritrovi su una comoda poltrona ad essere presa a pugni nello stomaco.


http://en.wikipedia.org/wiki/The_Good_Lie

La storia è quella che tutti conosciamo e che teniamo buona buona e ben nascosta in un ripostiglio del cervello.
È l'Africa e le sue mille guerre e il mondo che se ne va in malora.

Perché ci siamo noi, qua, europei fortunati (non tutti, sia chiaro, che il mondo in malora è pure qua) da 3-5 pasti al giorno, e palestre, dieta, vestiti nuovi, e lamentele quotidiane sul capo rompi, i colleghi scansafatiche, i vicini rumorosi, i cani che abbaiano e il governo ladro.

E poi ci sono loro, là, come in un universo parallelo, dove un minuto stai giocando e ridendo e quello dopo hanno ammazzato tuo padre, tua madre e ...

Non voglio svelare la trama, ma non consiglio mai film e questo invece sì.
Forse perché a volte dimentico quanto sono fortunata, forse perché questo è l'inizio di qualcosa. Perché certe immagini mi sono rimaste negli occhi, là, appiccicate, e non se ne andranno.

E non sono le tipiche immagini da telegiornale, perché non è un film che si sofferma sui dettagli macabri e foto shock.
Si tratta di altro.

Sono fotogrammi di dolore intimo e di bellezza pura.

La bimba che fugge, ma rischia per raccogliere un recipiente, che servirà per mangiare, cucinare, bere. Noi in fuga cosa raccatteremmo? Un cellulare? Un computer?

I fratelli seduti che condividono il pranzo, come un rituale, senza TV di fondo, loro e la forza della loro unione.

Quelle magliette, resti di un'America ricca e donate ai poveri del mondo, in cui crescono, perché qua una maglietta dura un anno, là forse una vita.

Tenersi per mano.

Ringraziare.

Spazi condivisi che contrastano così tanto con questo mondo qua, fatto di porte chiuse e persone nascoste dietro schermi a socializzare a distanza.

Il tempo e la voglia di guardare le stelle.


Ecco, andate a vederlo.

25.9.14

Settembre, mese di ...

Come tutti i mesi di settembre mi vengono in mente un sacco di cose, di essere ordinata, di farmi schemi su schemi di progetti, di esami da passare, di allenamenti, ... di mettere a posto la scrivania per cominciare a  studiare indovinate un po' cosa?

 

SVEDESE. 
Ci ho già provato due anni fa, avevo cercato pure un prof , ma niente di fatto.
Stavolta allora uso un altro metodo.
C'è una pagina su youtube con un sacco di video Learn Swedish with pictures, frasi, verbi, presentazioni, suoni.
Quando sono a casa la metto in sottofondo, a ruota libera, senza sosta.
Non guardo come si scrivono le cose, e neppure il loro significato. Ogni tanto butto un occhio allo schermo, e collego le immagini alla parola. Ma non sempre.
Così cerco di riprodurre l'apprendimento di un bambino, che sente frasi su frasi, molte ripetute, e gli vengono indicati oggetti, ma non sempre.
Insomma, per ora so capire/ dire varie cose, le so pronunciare, ma non so esattamente cosa vogliano dire. Certo, parto avvantaggiata, perché ci sono tante parole simili all'inglese e al tedesco, quindi diciamo che sono come una bimba di 4-5 anni, già bilingue di altro magari.
Poi dopo questa overdose do un'occhiata veloce a come si scrivono le cose, le appunto su un quaderno, ma non le studio, sono là, non ho ancora deciso come affronterò lo scritto.

Poi c'è la questione ciccia!
Dopo i 3.5kg presi durante le vacanze, ora sono tornata alla mia solita dieta veganasana, con concessioni per il fine settimana, perché perché a Murcia, udite udite, hanno aperto un altro ristorantino vegano all'interno di un centro buddista https://www.facebook.com/eljardindelosdragones
Così mi faccio insalatone durante la settimana, e poi un giorno a settimana botta di vita: burger, salsicce, patate in varie salse, crocchette (mancano varie foto perché ci sono arrivata un po' affamata).


A Murcia come sempre a settembre piove per 2-3 giorni, e la città si allaga, perché il resto dell'anno non piove mai mai, e quindi i chiusini e gli scoli non se li fila nessuno e certi viali della città si trasformano in canali veneziani, la gente si fa prendere dal panico, non si esce di casa.
Io, che amo l'autunno che qua però non esiste, in questi rari giorni piovosi mi siedo in veranda con una tazza di tè, e sono gli unici momenti in cui riesco a stare ferma, a meditare.


Poi c'è il ritorno al lavoro, gli esami di inglese per 120 studenti, per molti dei quali come vedete qua sotto l'inglish è molto importante. Ne abbiamo bocciati il 70% credo, perché in Spagna purtroppo è così, molte persone credono di poter arrivare all'intermedio B1 richiesto per accesso a master e simili studiando una settimanella prima dell'esame.


Quest'anno causa epidemia di gravidanze fra colleghe siamo rimasti in pochi prof. e io, essendo una delle più veterane, ho infine un orario che mi piace. Uscirò ben due giorni a settimana alle 6 di sera, cioè, potrò aver un minimo di vita sociale pomeridiana, potrò cenare al mio amato orario nordico, vedrò tramonti non dalla finestra della mia classe.  
Ieri quando tornavo a casa dopo averlo saputo facevo i salti di gioia.


Poi per non farmi mancare nulla, e per solidarietà coi miei genitori che in Italia stanno affrontando i lavori a casa, ecco, serranda rotta, e tenuta su con manico di scopa. Calcolando che fino a una settimana fa faceva 45º immaginatevi che piacere non poter aprire e chiudere la finestra.

Ora emergenza rientrata, dopo quella dell'invasione di formiche, del computer che abbassava il volume da solo ...

Mica può andare tutto bene, sennò ci si annoia!

15.9.14

Baciata dal karma

Ognuno ha i suoi rituali magici per rilassarsi e stare un po' da soli con se stessi.
Io a Ljubljana passeggiavo e facevo foto, a Murcia mi faccio una tazza di tè o caffè e mi siedo sulla sedia a dondolo in terrazzo, a Roma leggo un libro tutto di un fiato.

Però se voglio davvero davvero tranquillizzarmi, se ho bisogno di un momento di stacco dopo un quadrimestre di insegnamento molto pesante, o un'estate a gironzolare, allora la soluzione è una sola:
la mia dose annuale di Scozia.

Quest'anno la scusa è stata che mi costava di più volare diretta da Roma a Alicante che farlo via Glasgow. E un'anima buona, Carlo (ve ne avevo già parlato in questo post http://nonsipuotornareindietro.blogspot.com.es/2013/12/glasvegans.html) si è offerta di ospitarmi. 
Grazie, grazie, grazie!
Che quest'anno in Scozia è Homecoming, http://www.visitscotland.com/see-do/homecoming-scotland-2014/, in più ci sono stati i Commonwealth Games, e poi fra pochi giorni si vota per l'indipendenza. 
Insomma, tutto pieno, tutto carissimo, ma avere amici vegani che vivono in posti così, ha reso anche questo tappa del mio viaggio possibile.


E così, per la prima volta, invece di stare a Glasgow centro, sto a Troon, che è a 45 minuti in treno e a soli 4 minuti dall'aeroporto di Prestwick. E devo dire che, baciata dal karma, Troon è proprio ciò di cui avevo bisogno dopo le due settimane di inscatolamenti di cui ho parlato nel post precedente.

Poi Carlo deve avermi letto la mente e aver capito che avevo bisogno di una giornata lontano da tutto e immersa nel verde, a respirare aria buona e non polvere, e a rimanere a bocca aperta davanti allo spettacolo della natura scozzese, questa qui.



Che c'è il sole, e quella luce speciale di queste parti d'Europa, e spuntano i funghetti nel sottobosco e le salite non sono mai troppo ripide. E alla fine di una camminata ti aspetta un picnic vegano in riva al lago, con le risate di Alex in sottofondo, che non smette di cantare, saltare e ricordarti che a volte la vita bisogna prenderla così, da dodicenni.

Poi c'è la mia Glasgow che giro e rigiro su e giù, impavida senza ombrello, perché le previsioni dicono niente pioggia e per una volta hanno ragione. Conosco tutte le strade e le viuzze, guardo la gente, e come sempre mi chiedo come sarebbe vivere di nuovo qui, in questa città che per tanti versi è come me, piena di contrasti, un po' rozza ma davvero amichevole e alla mano.



Per me Glasgow è un colore, quello di questi edifici qui. A viverci in uno di questi scriverei fantastiche storie, avrei un appartamento minimalista, con il pavimento di legno ruvido e forse un tappeto blu, finestre grandi e tazze da tè ancora più grandi. 


Come sempre i passi mi conducono verso quella che era casa mia, la mia strada, il rudere che è diventato il mio appartamento al piano terra, e ricordo la paura iniziale che qualcuno mi entrasse dalla finestra mentre dormivo. Chissà chi ci vive.  Chissà se usano ancora la coperta gialla che ci ho lasciato. E si pesano sulla mia bilancia abbandonata.


Il mio tour del Regno (forse preso dis-)Unito mi ha fatto mettere su 4kg, biscotti, cibo indiano a go-go, e ora infine anche le bombe ripiene. Menomale che ci pensa Carlo a farmi tornare sulla retta via, preparandomi dei sanissimi cannelloni vegani al tofù e spinaci.

 



E sono pronta per tornare a Murcia nel deserto, dove mi aspettano temperature di 40-45º  e un sacco di lavoro da fare.

Ma sai che c'è? Sto già pensando al prossimo viaggio!

13.9.14

La mia vita inscatolata

Beata teeee, che vacanze lunghe che ti sei fatta quest'anno - dicevano ieri e l'altroieri i miei colleghi, al mio ritorno al lavoro l'inferno (42º gradi a Murcia, just saying!).
Specifichiamo: a settembre io non ho ferie, quindi mi sono dovuta prendere una settimana senza stipendio e 3 giorni di permesso (ne abbiamo 5 all'anno).

Non mi bastava agosto? Non ero stanca dopo tre settimane di  avventure fra Spagna e Regno (forse prossimamente dis-)Unito? Non erano sufficienti un po' di giorni di tranquillità al paesino?

NOOOOO! Quest'estate ci siamo concessi anche un doppio trasloco.

Non miomio, cioè non in Spagna. Resto nell'appartamento di sempre, addirittura con le coinquiline di sempre (era da 3 anni che non succedeva). L'ammazzata è stata a Roma, perché dopo anni e anni di titubanze, ripensamenti, vorreimanonposso, scuse, temporeggiamenti, ecco, infine i miei genitori hanno deciso che era il momento di fare i fantomatici lavori a casa, nella speranza di godersi la pensione in un appartamento più moderno, più funzionale, più adatto alla loro vita senza figlie fra i piedi.

Però in quella casa io ho ancora tutte le mie cose pre-Spagna. 
Accumulate in 23 anni di vita a Roma e innumerevoli mesi passati negli USA, più tutti i viaggi in giro per il mondo. Sono quintali di roba.
E non scherzo. QUINTALI.
Dunque dovevo esserci.

Credo però che sia stata un'ottima terapia familiare.

Salve a tutti, siamo la famiglia Costantini, e siamo degli accumulatori.
Non mi ero mai resa conto che il fatto di essere un po' shopaholic e collezionatrice mi venisse di famiglia.
Siamo bravi a risparmiare e a trovare superoffertone, ma allo stesso tempo siamo una famiglia di immagazinatori. 

Vestiti, scarpe, borse, decorazioni, quaderni, agende, diari, librilibrlibrilibrilibri.
 Solo per muovere tutta la mia collezione di fumetti di Topolino e libri ci sono voluti non so più quanti scatoloni e quanti viaggi in macchina, trolley su e giù per le scale con l'ascensore e lividozzi su braccia e sugli stinchi.


Fumetti, libri, e la collezione di tazze ... con pause per provarmi vestiti che appartenevano a mia nonna.


Camicia da notte della bisnonna, foto dell'adolescenza, maschera di carnevale della terza (che ancora mi entra!) e quinta elementare, maglietta XXL della mia epoca rapper.


Ecco, leggevo robe sulle Harley Davidson, sui tatuaggi, e sugli impressionisti ... 

Svuotando ci sono stati momenti di crisi, di ansia e di profonda riflessione.
Io credo che, anche se ora soprattutto mia madre ancora non veda la lucina alla fine del tunnel, questo processo di inscatolamento e trasferimento della nostra vita ci abbia fatto bene.

Perché ci siamo resi conto di quante cose abbiamo ammassato nel corso degli anni, e di quante non ne usiamo, non ci ricordavamo, non ci piacciono neppure più.
Se mi seguite sapete che io da 3 anni a questa parte ho cominciato il mio cammino minimalista (anche se a vedere camera mia in Spagna non si direbbe, è ancora pienissima rispetto a quando vivevo in Slovenia con il contenuto di una valigia da 20kg e di un trolley da 10kg). E credo che ora anche i miei genitori seguiranno la mia strada.

Perché gli oggetti spesso si trasformano in una zavorra, sono lì a chiedere di essere spolverati, messi a posto, lavati, considerati. Ci ricordano i soldi che abbiamo speso - chissà perché un sacco di volte -, il tempo che non li usiamo, quanto occupano. Conquistano il nostro spazio vitale e lo rendono un percorso ad ostacoli.
Quando le cose prendono il sopravvento e la casa si trasforma in magazzino, è naturale provare ansia, senso di oppressione, soffocamento. 

Perché tutti quegli oggetti sono frutto del lavoro di qualcuno, e seppur inanimati contengono l'afflato vitale di chi li ha prodotti, di chi li ha inventati. Vogliono essere usati, apprezzati, consumati.

E quando se ne stanno lì fermi, dentro un armadio, su uno scaffale, in un angolo, sono il simbolo dell'ingiustizia del mondo, in cui io ho 30 borseborsettezainetti, e qualche bambino in India va a scuola portando i pochi quaderni che ha in una busta di plastica o in mano. Perché se io ho 15 giacche, altrove ci sarà qualcuno che ha freddo. E le 10 paia di scarpe che non uso potrebbero essere ai piedi di qualcuno che è scalzo.

Abituati al troppo ci circunnavighiamo intorno, perché abbiamo perso la mappa del senso di ciò che siamo, trasformati in ciò che abbiamo. 

E allora sono contenta di aver inscatolato la mia vita. Non so cosa uscirà da quelle scatole a dicembre quando ci sarà il trasloco di ritorno. Non so cosa tornerà ad abitare gli armadi, i pensili, gli scaffali. Per tutto il resto cercherò una nuova vita, vendendo, regalando, barattando.

Spero solo che questa esperienza ci trasformi in individui accumulatori di esperienze più che di oggetti.
Di cene fuori, di cucinare a casa, di passeggiate, di chiacchierate, di tè seduti comodi in salone quando sono a Roma. E non è che queste cose non si facciano, ma si potrebbe avere molto più tempo per se stessi senza il peso delle cose inutili.

Quindi coraggio a mamma e papà che sono rimasti a Roma, con il casino dei lavori e delle ultime cose da spostare. Ora sembra un incubo, ma poi sarà tutto più facile!

E se qualcuno è interessato a borse e vestiti vintage, libri, tazze, scarpe che batta un colpo. Venghino, signori, venghino, abbiamo di tutto da vendere!

 
 

2.9.14

Il sogno di mio nonno

Prendo appunti veloci (e pubblicherò al ritorno), perché non ho internet e in 3 giorni rischio di dimenticare tutto.

Tornare al paese, Borgo Cerreto di Spoleto, 100 anime o meno, 3 giorni di stacco dal caos di Roma.


Fotografo con gli occhi, sbatto le palpebre, clic clic, fotogrammi di un'altra vita.

Le lucertole che sgusciano via, ma se fai piano le becchi al sole, placide e beate.

Un paesano, che non mi vede da 100 anni, e parla a me, dirigendosi però a mio padre, la figlia si è raccolta i capelli dice ... Cosa significherà? Che arrivata alla fase crocchia sono ormai destinata alla zitellagine?

Rumore di moto, brum brum, e mamma corri alla finestra, cos'è un raduno?, perché qua magicamente scompare la città, e questo frastuono è novità, nel sabato del villaggio.

Rifiutarmi di usare i piatti di plastica, perché no, io in questa cucina voglio vivere una vita diversa, quella in cui non esiste l'usa e getta e non si vede il telegiornalepienodimorte a pranzo.

 

I ragazzini che corrono nei vicoli, i primi amori dell'adolescenza, e fanno tardi per cena e le nonne gli strillano, sorridendo.

2 libroni letti in 2 giorni e mezzo, fra una dormitina e l'altra e cadere in letargo di sera, subito dopo cena, a recuperare tutte le ore di sonno perse in viaggio.

Passare ore, ORE, ad accarezzare un gatto, e ripararlo dal temporale.


Tenere l'ipad spento. E capire che io, arrivata a questo punto, ci potrei pure vivere in un posto così, dove tutto è lentezza e silenzio.

Questo era il sogno di mio nonno.

Un sogno che lui non ha visto realizzarsi, perché è morto pochi giorni prima, 26 anni fa che mi sembra ieri e mi escono le stesse lacrime. Quel 23 giugno 1988 è finita la mia infanzia e la vita mi ha dato un grosso pugno in faccia, che a pensarci mi toglie ancora il respiro.

Mio nonno era uno sempre sempre allegro, riguardo le sue foto e ride sempre, pure sulle fototessere per la carta di identità o per la patente, e dopo quel pugno in faccia dalla vita 26 anni fa, solo ora comincio a capirli i suoi sorrisi e il suo sogno.

Questo ultimamente mi sembra un po' anche il mio di sogno, e accarezzo i mobili e mi aggrappo alla ringhiera, come fosse la sua mano.

Ecco, io credo che potrei pure farla questa salita tutti i giorni ...


... dormire in una stanzetta senza fronzoli ...


... mangiarmi le mele dell'orto ...


... gelare nel bagno gigante in inverno ...


Mi addormento di sasso dopo cena e sogno una vita con poche cose e tanti sorrisi.














27.8.14

In questo viaggio abbiamo capito/scoperto che ...

Che bisogna sempre chiedere se ci sarà un autobus di ritorno (2 volte abbiamo rischiato di rimanere bloccate dove eravamo andate in gita!)

Che con le ortiche raccolte ai giardinetti si può fare il pesto.

Che certe scarpe dovrebbero essere proibite per legge.


Che oltre alla Sindone, al calice dell'ultima cena, al Santo Sepolcro, Gesù è stato il precursore della Walk of Fame di Los Angeles.


Che non solo guidare è pericoloso, ma pure stare fermi.


Si può sputare fuoco dalla bocca o da ... (Marghe ha in mano una scatoletta di baked beans, faciolata al pomodoro) perché il piccante è una filosofia di vita...

 

Che essere circondati da paperone alte più di un metro, scacazzanti verdosità, incute timore.



Che l'equilibrio è questione di punti di vista.


Che google maps non lo sa mica se ci sono lavori in corso sui ponticelli pedonali ... Ovviamente!


Che nel Regno Unito le chiese in disuso vengono vendute/affittate e trasformate per esempio in ...


Un centro per fare arrampicata!


Che il tempo in 2 secondi 2 può passare da così a così (e viceversa)...


Che i nostri amati 'melones piel de sapo' in Inghilterra li vendono in formato mini, e la gente interdetta chiede al fruttivendolo di che si tratti. Ma in Italia si mangiano?


Che se fai una foto pensando di essere un drago, poi magari scopri di esserlo. 
(Non ho aggiunte effetti fuoco alla foto, ho solo cambiato i colori, inquietante, no? Eppure non avevo mangiato piccante a colazione!)


Che su certi menù ci sono più tipi di salsette e salsine che opzioni di cibo!
Salsa alla menta, anyone?


Che esiste una fantomatica 'cucina britannica' ...


... Ma guardacaso questo ristorante era chiuso e in vendita ...

E voi che avete scoperto o capito quest'estate?



24.8.14

Simboliverpool

Liverpool non è stata solo SindromediStendhal (vedi post precedente), ma anche molto altro.
Ora però sono in un altrove fatto di imballaggio e polvere, e mi sento anni luce da 1 settimana fa, in cui snobbavo i Beatles e vivevo strani discorsi.

Il bello del couchsurfing è anche questo, ci si incontra e confronta con persone talmente diverse che non si sa mai di cosa si finirà a parlare.
Ed è così che Liverpool non la ricorderò per Penny Lane e The Cavern, per lo Yellow Submarine e tutte le altre Beatlosate turistiche ...

 

... ma per il vento furibondo del primo giorno, la sabbia nei capelli e fra i denti, e le strane-inquietanti sculture che popolano Crosby Beach http://en.m.wikipedia.org/wiki/Crosby_Beach

Questi corpi, replica di quello dell'artista (Antony Gormley), vengono sommersi o rivelati dall'alternarsi delle maree, e hanno creato un'infinità di polemiche fra chi li riteneva pornografici e chi ci vedeva un'attrazione turistica. Io, non avendo letto le motivazioni e ragioni di quest'opera, e avendole viste di primo pomeriggio e poi dopo il tramonto, le interpreto come i fotogrammi di una sparizione, che questa  sia un suicidio, un abbandono e un rapimento da parte degli alieni.


Perché Liverpool è anche stata lunghe discussioni su questo tema, di cui precedentemente non sapev(am)o nulla, e che mi vede - secondo un test di autovalutazione - possibile vittima di un precedente rapimento alieno. Anzi, adduzione.

Cariche di questi pensieri il viaggio si è fatto simbolico, e in ogni angolo trovavamo significati reconditi e misteriosi, ed improvvise illuminazioni.

Tipo che a un certo punto volevo assolutamente sedermi, giriamo un angolo ed eccoci in un inaspettato cerchio (opera d'arte Ray and Juliet, non ricordo di chi) e bisogna anche farsi delle domande ...



Nella Cattedrale, la più grande del Regno Unito e la quinta più grande del mondo, cerchiamo ciò che apparentemente non ci dovrebbe essere, e che i miei occhi astigmatici non captano, ma forse la macchina forografica sì ...

 Che ci vedete voi? Qualcosa di strano?


E così fra draghi, strani uccelli, spirali, la capoccia fa un po' tilt, ma forse è solo la fame!
Rimediamo subito con delle tapas vegane, dopo una bella passeggiata in uno dei tanti parchi della città.



A Liverpool la gente è amichevole e veniamo scambiate per romene da una vecchietta in vena di conversazione, e poi un pastore anglicano che ci da rifugio dal temporale nella chiesa di Saint Margaret, dopo avermi sentito parlare mi chiede sei di qui, e io penso che sono felice, perché perlomeno il mio accento è nordico, e non troppo posh.

In questo viaggio mi chiedo pure perché tanti cattolici, insoddisfatti, prima di lanciarsi sul buddismo, che culturalmente è così lontano da noi, non passino per le chiese cristiane della riforma, io mi sa che sono un po' protestante tendente all'anglicano, e 'sto prete mi piace, perché non è per niente dogmatico e non fa finta che il mondo non giri intorno a soldi e potere.

 
 
E infine ecco, l'arcano più arcano, che ho letto la spiegazione da qualche part ma non me la ricordo più. Vi presentato LAMBANANA. Mutazione genetica che vede agnelli trasformati in banane, forse vegani dunque?

 

Ecco, Liverpool è tutto un bel punto interrogativo che ti lascia con questa sensazione qua ...



E il viaggio finisce, e siamo sopravvissute, ingrassate di biscotti, coi capelli crespi di vento, la valigia piena di polvere e panni sporchi, e 1400 foto in più, e quest'Inghilterra per la scozzesissima me ha passato l'esame, vabbè, anche se io al referendum dell'indipendenza credo che voterei comunque sì.