20.8.15

Quando la letturatura e la vita si incontrano

Ci sono libri che ti rimangono impressi, perché la storia ti coinvolge, perché ti rispecchi nei personaggi, perché creano un'atmosfera che è difficile scrollarsi di dosso.
O semplicemente perché li leggi in un periodo o una giornata particolare, su un treno preso al volo, in quell'aeroporto durante una lunghissima attesa, mentre aspetti la metro e poi a casa, senza prendere fiato.
 
Io La Regenta l'ho letto tanti anni fa, in fila, poi di nuovo a casa, poi di nuovo in fila. Ero ancora in Italia, stavo preparando gli ultimi esami per finire l'università, spagnolo era uno di quelli e quindi questo non era un libro da sfogliare per piacere. Era un obbligo, come andare a votare quel giorno.
Quella era la fila, quella l'attesa. Gente rabbiosa contro un'Italia, che già quel bel po' di anni fa, andava allo scatafascio. La Regenta era con me in piedi fuori dal seggio, con una fila lunga così. Mi pareva che la gente fosse davvero arrabbiata, volesse davvero cambiare le cose, e quel fremito interiore faceva a cazzotti con il libro, lento, desolante, angosciante.
 
Matrimonio di convenienza, niente figli, tante frustrazioni, solitudine e noia per Ana, la protagonista.
In realtà poi la vera anima del romanzo è Vetusta, la città che fa da sfondo alla silenziosa disperazione della Regenta, con le sue dame ipocrite, l'aristocrazia decadente, il clero corrotto, le pressioni sociali ed ambientali che finiscono per avere la meglio.
 
Ciò che non ricordavo era che l'autore, Clarìn, dietro il nome Vetusta aveva voluto nascondere - ma neanche troppo - una città spagnola reale, Oviedo.
 
Dove sono finita per caso, guarda la cartina, guarda i pullman e vedi cos'è raggiungibile da Leon, girata ormai in lungo e in largo. C'è Oviedo, nelle Asturie, e per arrivarci si va su per i monti, si passa per tutti i paesini e viene quasi il mal d'auto.
 
 
 
Ci arriviamo e ci sono le cornamuse che suonano e i gruppi folclorici che ballano, e fra quello e il verde mi emoziono, perché mi sento un po' in Scozia. Corri corri, dico, abbiamo tempo solo fino alle 6 di sera, ci sarà tantissimo da vedere.
 

Poi andiamo all'ufficio del turismo e la signora che ci lavora si sente forse troppo Regenta, frustrata e annoiata, qua non c'è molto da vedere, tante statue, state qui tutto il giorno? ci manca che faccia un sospirone e ci dica che gli facciamo pena. Ci manda a vedere la statua di Mafalda, che poveraccia non so cosa ci azzecchi con questa città, poi partiamo in esplorazione per il centro.

 

Giriamo e giriamo ed effettivamente ci sono tante statue, pure belle, ma forse tutte un po' angosciate.
Scusatemi cittadini di Oviedo ed amanti di questa città, io non avevo neppure pregiudizi perché finché la Regenta non l'ho incontrata, davanti alla Cattedrale, mica me lo ricordavo che il libro era ambientato qua.
















Forse ero io che avevo la luna storta, forse a quel punto tutti i ricordi e la pesantezza del romanzo hanno pervaso la mia anima, che ne so.
So solo che, se uno non beve il sidro, che si può allegramente tracannare a qualsiasi ora del giorno,  Oviedo è proprio il posto giusto per vivere quell'atmosfera di disperazione e lenta agonia che avevo respirato per 1300 pagine. Mi è capitato raramente di voler fuggire da un posto, addirittura Coventry disprezzata da tutti mi è piaciuta.
 

 
 
Ecco, allora mi chiedo, vi è mai successo?
Andare in una città e viverla come fosse un romanzo che ne parla?
 
 

11.8.15

Genio e demenza


Viaggiamo senza macchina e allora siamo sempre i primi ovunque, costretti a levatacce per acchiappare al volo il primo pullman della mattinata e conquistare km e km di Castilla e León.

Dal finestrino guardo i pellegrini coi loro zainoni e bastoni, di qui si passa per arrivare a Santiago de Compostela e mi sorprendo a vedere tutte queste tenaci lumachine, col peso della loro casa di viaggio sulle spalle. Sono inni al minimalismo, al silenzio, alla praticità. Mi chiedo quale sia la loro vita lontano dal Camino, non riesco a immaginarmeli davanti a un computer o sfatti in discoteca.



Noi pure maciniamo km a piedi, ma per visitare Astorga, ci diamo 3 ore e sono poche, chi se lo immaginava che il Palazzo Episcopale ci avrebbe intrappolati?


C'era da aspettarselo in realtà, si tratta di Gaudì, un cervello privilegiato. 
Entri nel palazzo ed è una lezione di umiltà, pensi a quanto sei bravo in questo e quello, a tratti geniale, poi giri per le sale e il cervello fa la riverenza, mentre gli occhi vagano come palline di flipper, impazzite su e giù. Quella finestra, quella vetrata, quel capitello, quell'arco. Tanta luce.

Sarebbe bello che un edificio così fosse una biblioteca silenziosa e profumata di libri.
Io ci verrei a studiare d'inverno, con la neve, e sarebbero proibiti cellulari e computer.

Per ora è un monumento che pochi visitano e chissà, forse è meglio così, passeggiare per le sale e godersele, vuote. Ecco, però se voi passate per Astorga non ve lo perdete.




Nel biglietto doppio è inclusa pure la visita alla Cattedrale e museo.
E si passa dalla meraviglia incantata alle risate guarda là, guarda qua - tutta colpa della pagina Se i quadri potessero parlare - quando ci ritroviamo di fronte a opere così. Non vogliatemene amanti dell'arte, questa visita culturale ha preso una piega comica.


Bambinello- Sansone con parruccha lunga, effetto Samara del film 'The Ring', protettore dei pelati, mio buon Gesù, pensaci tu e addio minoxidil.


1) Mi hanno messo qualche droga nel bicchiere ...
2) Volaaaa, mio mini pecoro, volaaaa mio minipecoro dai ...
3) Esci coi tuoi amici stasera? Ti aspetto sveglia!


Specialità della casa: tette e occhi su un vassoio d'argento
(E scoprire che in Sicilia c'è un dolce tetta a ricordare il martirio di Sant'Agata. Quella degli occhi chi era invece? Santa Lucia? Ci sono dolci a forma di occhio in qualche parte d'Italia/ del mondo?


1) testa di cazspero 100%
2) te l'ho detto Tommà, il tuo telefonino nun ce l'ho io, cerca cerca, smucina, intanto mica lo trovi ...


1) lo schiaffo del soldato!
2) marionette volanti
3) ma insomma, 'sti capelli mi stanno meglio lisci o riccetti?

E con questa carrellata di demenze vi lascio e continuo il mio viaggio.
Alla prossima tappa.








4.8.15

I colori di Madrid

L'hotel di Madrid l'ho scelto io a casaccio, dopo tanto couchsurfing mi pare pure strano non sapere chi sarà che mi ospita.

Non so neppure in che quartiere è, a Madrid ci sono stata 4 volte, ma non ci conosciamo bene, finora questa capitale non mi ha convinta.

1) 1998: di passaggio verso il nord, dove andavo come volontaria, sosta di cui ricordo solo la stazione e un caldo infernale nelle Dr Martens perenni.
2) 1999, reduce da 4 mesi di erasmus, i madrileni parlano troppo lenti rispetto ai murciani e abituata alle temperature del sud a dicembre io gelo.
3) 2008, gay pride. Ma mica lo sapevamo. Ci arrivo per fare delle robe burocratiche, ci ritroviamo a Chueca imbandierata d'amore.
4) 2009, altra burocrazia, questa volta con mamma e papà. 15 volte a fare il giro col bus turistico rosso e cena al Museo del Jamón (ristorante coi prosciutti appesi) a rischio di svenimento.

Poi questa volta Lavapiés. Che ho già sentito parlare di questo quartiere in TV - quando ancora ce l'avevo - , ma che dicevano, boh?

Comincio a ricordare quando il proprietario marocchino della minipensione che ci accoglie ci segna sulla cartina questo e quello.
Lavapiés, il quartiere melting-pot per eccellenza.

Ma non il finto-hippy-chic che odio.
 
No, questa è multiculturalità alle stelle, i negozietti cinesi, la strada dei ristoranti indiani coi camerieri all'assalto, le mille frutterie pakistane, i tatuatoni, il ristorante vegano anarchico-queer, i cani, la gente che beve birra appoggiata ai secchi, tanti giardinetti con TANTI bambini, quelli che mi offrono hashish perché porto i miei pantaloni giullareschi e il marsupio e il miglior modo di pettinarsi è col vento.
Per strada di notte c'è rumore e io, figlia dei mercati generali di Roma Ostiense, mi addormento cullata dagli strilli degli ubriachi.

Lavapiés è il Rastro, cugino di porta portese romana, è giovincelli che alle 10 di mattina di domenica si stanno facendo la prima birra, perché ancora non sono andati a letto dalla sera prima.
È bar coi tavoli all'aperto stracolmi, disordine un po' zozzone, stradine piccole in salita verso il centro, che è vicino ma come se fosse un altro mondo. 

Un mondo che non mi piace, perché è pieno di turisti,  e ZaraH&MStarbucks e io rifuggo l'omologazione e le catene, me ne torno a Lavapiés, che pure che non bevo, non fumo e non dico parolacce quello che cerco è calore ... e colore.






31.7.15

Dialogo della Natura e di una Murcitalianscozzese

Ritorniamo come ogni anno nel deserto.
Landa desolata, artificiale, ora abbandonata dall'uomo.

Il deserto si adatta all'umore, che quest'anno è pigro e sonnolento.
Siamo vittime dell'estate, che ci schiaffeggia giornalmente coi suoi 45º.

Profughe in un'oasi abbandonata, entriamo e usciamo dall'acqua, cacciamo (via) rane, frastornate dalle cicale che non smettono di sventolarsi con le ali, che pure per loro quest'anno a Murcia è troppo caldo.

  Getting lost

 Death Valley

Eppure i laghi, creati per affondare palline da golf, ora sono pieni di papere e di cigueñuelas, cicognette, anche se il loro nome in italiano è cavalieri d'Italia e fa un po' ridere, che sono? Amiche di Berlusca fuggiasche? 

Eppure dall'asfalto spuntano fiori e piante, ogni anno più anarchiche, ogni anno più libere.
Di giardinieri non ce ne sono più, nessuno si cura che i marciapiedi si crepino, che i serpenti entrino nelle case dei pochi che rimangono a vivere da queste parti.
I gatti vanno a caccia, così come le volpi, perché il canyon è diventato territorio comanche.

 
Non mi ricordo da che anno è che torno nel deserto, all'inizio era ancora un campo da golf, ora mi fa pensare a Leopardi, al Dialogo della Natura e di un Islandese, che mi è rimasto in mente per ventanni e ora la memoria me lo ripropone e lo cerco per rileggermelo.

Natura. Tu mostri non aver posto mente che la vita di quest'universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione, collegate ambedue tra sé di maniera, che ciascheduna serve continuamente all'altra, ed alla conservazione del mondo; il quale sempre che cessasse o l'una o l'altra di loro, verrebbe parimente in dissoluzione. Per tanto risulterebbe in suo danno se fosse in lui cosa alcuna libera da patimento.

Islandese. Cotesto medesimo odo ragionare a tutti i filosofi. Ma poiché quel che è distrutto, patisce; e quel che distrugge, non gode, e a poco andare è distrutto medesimamente; dimmi quello che nessun filosofo mi sa dire: a chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell'universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose che lo compongono? Mentre stavano in questi e simili ragionamenti è fama che sopraggiungessero due leoni, così rifiniti e maceri dall'inedia, che appena ebbero forza di mangiarsi quell'Islandese; come fecero; e presone un poco di ristoro, si tennero in vita per quel giorno. Ma sono alcuni che negano questo caso, e narrano che un fierissimo vento, levatosi mentre che l'Islandese parlava, lo stese a terra, e sopra gli edificò un superbissimo mausoleo di sabbia: sotto il quale colui diseccato perfettamente, e divenuto una bella mummia, fu poi ritrovato da certi viaggiatori, e collocato nel museo di non so quale città di Europa.

Io non sono pessimista come il nostro Gobbo nazionale, il ciclo della vita mi piace, soprattutto quando la natura vince e si riprende ciò che è suo. 
Di leoni poi da queste parti non ce ne sono, al massimo conigli,  che zompettano qua e là fra i cactus e ci guardano, forestiere in terra di nessuno.

Il deserto è ritorno alle origini, piedi scalzi, capelli arbusto, amiche ritrovate, necessità primordiali, dormire, mangiare, starsene in silenzio, al sole o in acqua. 
Il deserto è cervello che sogna pioggia altrove e che in sovraccarico fa puff e si spegne.

Batteria scarica.


(Per fortuna che è solare)

23.7.15

Generazione di whatsappomani





Stiamo facendo in classe le simulazioni di esame.

In coppia hanno 4 foto di ristoranti e devono inscenare il teatrino di quale sceglierebbero se insieme dovessero andare a festeggiarci il compleanno di uno dei due, una cena di classe, la fine degli esami.
Un'alunna, oggi particolarmente agitata, mi dice che per lei è un'attività troppo difficile.
Ma come? A me sembra una delle più facili, considerando che abbiamo appena scelto il ristorante per il pranzo di classe.
Certo, dice lei, ma lo hanno discusso fra loro, fra alunni, su WHATSAPP!
Si sono messi d'accordo lì, parlando delle due proposte che io avevo fatto.
E io che pensavo lo avessero fatto durante la mezzora di pausa che facciamo a metà mattina.
No, no, che siamo matti?
Lei dice che di solito le decisioni di gruppo non le prende mai A VOCE.
Che per decidere dove cenare, che film vedere, che regalo fare tutto si svolge via whatsapp.

Che può essere comodo, pratico, gratis, ma arrivare al punto di dire che non si è più capaci di interagire per prendere una decisione mi sconcerta non poco.

Poi fra l'altro lei al pranzo non ci è neppure venuta.
Forse sarà proprio un problema di interagire in generale allora.
Eppure non mi pare una tipa introversa o timida.

Boh.

Comunque da prof. di alunni dai 18 a 60 anni mi ritrovo in una situazione in cui:

- generalmente i più vecchietti odiano i listening e lo speaking, vogliono grammatica a tutto spiano. Poi diventano fan della fonetica, questa sconosciuta. E si fanno passare quintalate di pdf e di materiali come manna dal cielo. (più che altro perché i più non sanno fare ricerche su internet per trovare da soli tutte queste cose)

- i 30-40enni, che a scuola hanno studiato grammatica, mi seguono abbastanza, siamo della stessa generazione, in adattamento al mondo tecnologico. Capiscono se dico avverbio o sostantivo, gli va bene un po' tutto, anche se sono reduci di una scuola dove i loro prof erano quelli della categoria precedente. Quindi all'inizio hanno la fase oddiomachièstamatta, aiuto, attacco d'ansia. Poi si abituano al ritmo.

- i 20enni mi fanno vedere i sorci verdi. Non sanno scrivere, funzionano solo per frasi corte e opinioni risicate. Non tutti, certo, ho anche alunni brillanti, ma quando correggo i compiti noto questa forma mentis fatta di foto e di like, di twitter e di whatsapp.
Difficile mantenere la loro attenzione, non ce la fanno a sostenere i reading più lunghi ... ma io sono un osso duro.
Sono abbastanza addicted ai social network - facebook soprattutto - per riuscire a capirli, anche se mi preoccupa parecchio che questa sia la piega che la società e i cervelli stanno prendendo.

Domani sono gli esami orali, ce la faranno i nostri giovani eroi a PARLARE per ben 7 minuti, interagire, rispettare i turni di parola e raggiungere un accordo?
Chi bloggherà, saprà!

18.7.15

Capriole

Quasi un mese senza scrivere.
È stato un luglio particolare, ore lavorative (e stipendio) ridotte, all'università a insegnare al massimo fino alle 2.30.
Ho una classe di gente tranquilla, normali, carini. Nessuno psicolabile.
Fanno i compiti, partecipano, tutti molto interessati, le 3 ore passano veloci, veloci, tanto che a volte mi sbaglio e mi devo mettere la sveglia per ricordarmi quando la lezione finisce.

I primi giorni però sono stata disorientata. Pomeriggi liberi? E ora che faccio?
Ero partita con un sacco di buoni propositi: allenamento, dieta crudista, studiare svedese.


È andata bene per qualche giorno, a mangiare i pomodori del balcone, fare 9km a piedi di ritorno dal cinema, comprarmi carciofi per merenda invece che bombe caloriche.

Ma a 40-45º il cervello va in tilt.
E i buoni propositi fanno una piroetta a 180º trasformandosi in: fare la siesta, mangiare gelati (vegani) e un sacco di altra roba, andare al cinema col tram a vedere qualsiasi cosa per approfittare dell'aria condizionata in sala (che io a casa non ce l'ho).


Le mie interiora soffrono per l'attacco di grassi, glutine e zuccheri.
Ogni giorno mi riprometto: da domani solo cocomero!
Ma poi c'è sempre qualcuno da salutare perché non lo vedevi da tanto tempo, un giretto in centro, qualche tapa, fa caldo, che ti vuoi far mancare un gelato?

Da brave suicide io e Marghe certi pomeriggi usciamo alle 5, sotto il sole a picco, sperando di dimagrire per evaporazione. Arriviamo in centro con pause cibo varie e, sarà forse un miraggio, ci ritroviamo nel bel mezzo di uno spettacolo di balli folclorici.
D'oriente dice il cartello.
Nizza, dice il tamburo di uno dei suonatori.
Vabbè, però ha ragione mamma, a Murcia esci per strada e ti trovi sempre una sfilata, una processione, qualcosa di non annunciato che ti sorprende.
Durante l'anno chissà quante me ne perdo, di queste manifestazioni estemporanee, con cinesine ginniche che si arrotolano le gambe intorno al collo, draghi con le mani di Mickey Mouse, coreografie di asiatici-francesi che sudano le 7 camicie.


Ieri era l'ultimo venerdì di lezione, la prossima settimana sono già gli esami.
In classe stiavamo parlando di sogni, di chi avrebbero voluto essere per una settimana se avessero potuto scegliere: Obama, un compositore che non conosco, Peter Griffin, un'aquila ...
Manco a farlo apposta l'ultimo a rispondere dice Sean Connery. 

Gli dico: così potresti metterti un kilt, vero? - e rido sotto i baffi.
Ho la lezione sulla Scozia preparata per l'ora successiva. 
Il kilt è proprio lì, in una scatola davanti a me. 
Certo - dice lui.
A volte ciò che si desidera diventa realtà in 4 e 4 8.
Tiro fuori baracca e burattini e fra gli applausi della classe e con sottofondo musicale di cornamuse, trasformo l'alunno in scozzese, tanto che lui vorrebbe addirittura togliersi i pantaloni.


Da lì risate a go-go e foto ricordo con minacce di accoltellamento se non fanno i compiti.

20.6.15

Effetti collaterali

Farsi correggere quando parlo dal proprio nipotino di 5 anni. 
Andiamo di là, a giocà - gli dico.
Non si dice giocà! - mi risponde serio.
Per un momento penso che ho usato una parola in spagnolo, poi mi rendo conto che sta correggendo il mio romanaccio. Che io quando vivevo a Roma non parlavo. Me so 'mbruttita a vive 'n campagna!


Stare tranquilla e beata a spalmarsi la crema idratante sul sedere con la finestra aperta, non ricordando che qua le finestre dei vicini sono a pochi metri di distanza e fare un involontario spettacolino sexy per il dirimpettaio divertito.

Diatribe con madre tecnologica
- Io: Hai visto che bella la foto di questi maialini?
- Mater: Secondo me sono finti!
- Io: ???
- Mater: Mica si muovono!
- Io: Mamma, non è un video!
- Mater: Però non si muovono.

Esco con 3 amichette delle elementari.
A un certo punto fra un pettegolezzo e l'altro su cessicornutidivorziatitrombamici, ho un momento di scompenso:
- Ah, ma quindi ti offrono anche il G14Hv con PS14Gt?
- Sì, ma la versione upgrade X27, che è un gran vantaggio in caso di R44.
- Ah, da noi di solito offriamo l'opzione aggiuntiva K24 ...
- Sì, ma non fa al caso mio, perché essendo io in Beta2 al secondo mese ci sarebbe un rischio di Z14.
E così per altri 2-3 minuti. Parlano di telefonini? Di test durante la gravidanza?
No, di assicurazioni. Oddio, c'abbiamo quasi quarantanni, ma io anche no.

Di pomeriggio mamma mi chiama per il tè. Mentre loro si mangiano le ciambelline a me viene voglia di pomodori sott'olio su pane nero tedesco e birra slovena. Stomaco globalizzato.


Insomma, 'sto ritorno in patria va così.

16.6.15

Incontri giramondo

Quando ho cominciato a scrivere il blog, l'ho fatto affinché chi lasciavo e chi mi conosceva potesse seguire un po' le mie avventure slovene.
Seguivo i blog di altre ragazze che stavano vivendo la mia stessa esperienza di assistente di lingue all'estero e poi boh, non mi ricordo come è successo, ma ho trovato altri blog.

Mi ricordo perfettamente che il giorno che morì la mia adorata prozietta fa una lacrima e l'altra mi lessi due blog interi, dal primo post all'ultimo. Per evadere, per non pensare, per vivere la vita di altri e superare quel momento triste così, dato che ero lontana dalla mia famiglia e avevo bisogno di leggere storie simili alla mia.

Non mi ricordo però com'è che ci ero arrivata, dove li avevo trovati, Moky, Spicy, Vale e altri 3-4 che ho cominciato a seguire in quei giorni. Poi sono diventati di più. Alcuni li ho persi per strada, come quando conosci qualcuno e dopo qualche mese ti accorgi che no, con quella persona non siete sulla stessa lunghezza d'onda, altri si sono aggiunti mano mano. Altre persone hanno smesso di scrivere, altre hanno cominciato. Io stessa ho perso fans e ne ho trovati altri.

Ed è stato come tornare alle medie-liceo, quando scrivevo lettere e alla fine eravamo sempre la stessa cerchia di nomi a girare su friendship book e affini. C'erano amicizie incrociate e scambi di foto o regalini, si leggeva la vita in differita e a volte ci si incontrava. Io ne ho conosciute varie delle mie penpals, alcune sono diventate mie grandi amiche, dalle lettere alle mail a facebook, più di 20 anni delle nostre vite condivise.

Ora che di lettere non ne scrivo più, seguo alcuni blog assiduamente, altri qualche volta. Ogni tanto gironzolo, do un'occhiata. Perché poi - e neanche in questo caso mi ricordo da quando - è successo che con Moky, Spicy, Vale e con un altro circoletto di scappate de casaaaa sono diventata pure facebookamica.
E all'inizio mi faceva strano, perché il blog è solo parte di noi, e poi vedi altre foto, leggi le frasi quotidiane e piano piano ti fai un'idea più globale della persona ed è bello pensare che in un altro angolo del mondo ci sia un futuro possibile amico in carne e ossa, che un giorno forse riuscirai a incontrare.

Così nei giri e rigiri e commenti sui blog altri ho conosciuto Emy e il suo blog, e più volte mi sono trovata a pensare da donna matura: se avessi una figlia - io che ho sempre detto che se dovessi riprodurmi vorrei solo maschi - ecco, vorrei che fosse così.
E se avessi la sua età l'Australia me la sarei vissuta come lei, obiettivi precisi, bando alle ciance, carattere forte, tanta voglia di fare.

Ci sono blog che uno legge per leggere, per intrattenimento, per informarsi, in cerca di notizie.
Ce ne sono altri che si leggono pensando: che sarà successo, come andrà la vita di questa persona, speriamo tutto ok. Si gioisce dei successi altri, si applaudono scelte, si danno consigli, si impara.

Poi arriva il momento che un fortunato incrocio di ritorni in patria di concede un'oretta insieme alla stazione.  Roma-Termini, stazione frenetica, caotica, rumorosa. Ma d'ora in poi quell'angolino in cui siamo state a chiacchierare veloci veloci, perché il tempo è tiranno, per me sarà sempre una specie di portale magico, in cui per poco più di 60 minuti ho vissuto l'emozione dei racconti di viaggio di Emy e stanotte ho sognato l'Australia, la nuova Zelanda e la Thailandia che ho vissuto attraverso le sue parole e mi sono risvegliata con sue occhiaie che manco il fuso orario!


Emy, allora speriamo di rincrociarci presto! :-)

13.6.15

La scuola è finita ... andiamo in pace!



Oggi fa calduccio  e mi è tornato in mente quando, 15 anni fa, mia cugina e suo marito erano venuti in viaggio di nozze a casa mia, qua nel deserto. Murcia gli piaceva tanto, nonostante i 40º-45º, e Alessandro amava particolarmente i granizados, che non sono proprio granite ma quasi. Così mentre noi dormivamo la siesta lui usciva sotto il sole cocente per andare a prendersi un granizado.

Loro non parlavano spagnolo e proprio qui nella regione in cui tutte le S scompaiono (i murciani fanno economia di consonanti) Ale e il gelataio non si capivano:

Ale appiccicava le S a ruota libera alla fine delle parole che aveva imparato:

- QUIEROS UNOS GRANIZADOS.

¿Cuántos? - gli rispondeva il gelataio. (Unos in spagnolo infatti significa 'alcuni, dei')

E lui un po' stizzito: UNOS, UNOS. (facendo segno con il dito).

Alla fine tornava sempre a casa con tres granizados, perché con il numero 3 si va sul sicuro, a Murcia lo pronunciano come in italiano.

Ora sono 15 anni che io sono qui e magari gli errori li faccio al contrario.
Parlo itañol e mi confondo, diciamo che in tante cose mi sto spagnolizzando.
Come molti saprete sono l'artista (con involuzione a livello disegni secondo asilo) dietro i fantastici Cuidadín e spesso rivivo le mie figuracce ascoltando di nascosto italiani in giro, che intanto mica lo capiscono che sono del Bel Paese.


DE PUTA MADRE

Questa espressione si impara subito, perché è sempre in bocca di tutti.
De puta madre, che figata, da paura, fantastico.
Ricordo il momento preciso in cui l'ho sentita per la prima volta, pronunciata dal vocione di un murciano conosciuto a un campo di volontariato. Io parlavo un po' di spagnolo e chiacchieravamo di quell'estate, di cosa avevamo fatto, di cosa avremmo fatto. Mi ricordo che gli avevo detto che dopo il campo di lavoro sarei tornata in Italia, per passare un po' di tempo con i miei, eravamo passati a parlare del cibo italiano che cucinava mia mamma e zacchette, DE PUTA MADRE.
Non gli sono partita di capoccia per miracolo.
Io odio le parolacce, soprattuto quelle che insultano la mia famiglia. Ma ha rischiato di brutto.

Occhio che non è lo stesso dire de puta madre che tu puta madre, questa seconda espressione sì che è un bell'insulto.



Poi quando facevo le ore piccole per il centro di Murcia quando ero una erasmus festaiola, mi capitava, tornando a casa all'alba dei morti viventi, di essere fermata sempre dallo stesso tipo, fatto e sfatto, che mi chiedeva sempre di 'dargli fuoco'. 
E io pensavo: poveretto, è davvero disperato, non riesce a uscire da questo tunnel di perdizione in cui si è ficcato. Anche perché io non fumo e non potevo immaginare che qualcuno mi prendesse per fumatrice e mi chiedesse da accendere.
Poi quando ho risentito 'sta frase in una discoteca ho pensato: oddio, ma 'sto dame fuego è qualcosa di sessuale, tipo 'cmon baby light my fire. Insomma suicidio o zozzerie?



La storia del seguro e seguramente mi fa ancora impazzire. Ma perché cavolo l'avverbio che deriva dall'aggettivo significa qualcosa di completamente diverso??????? Perché? Perché? Ci ho messo circa 10 anni a non confondermi più. Anche se quando ascolto seguramente c'ho ancora quel momento di scarto prima di realizzare che col cavolo che è sicuramente, anzi nella maggior parte dei casi, quando uno ti dice seguramente ti sta dicendo di no in modo gentile.

Cioè, mettetevi l'anima in pace:  seguramente ti chiamo, seguramente passo, seguramente ci vediamo ... vi stanno dando il due di picche, fatevene una ragione.
Per andare sul sicuro la parolina magica è seguro, sennò ciccia.



---- MAMMA SMETTI DI LEGGERE QUI ----

Poi ovviamente ci sono una lunghissimissima sfilza di errori pornografici, ma proprio tanti tanti.
Che poi cazo e cazzo si pronunciano pure diversamente, ma ti fa comunque ridere quando vai a comprarti la prima e unica pentola per la tua casetta erasmus e vedi 'cazos' da tutte le parti.

Ti fa pure ridere che gli attributi intimi maschili e femminili in Spagna vengano chiamati con un nome del genere opposto, POLLA per l'uccellino, COÑO per la patata. Poi impari talmente tanti altri nomi per definirle che non ci fai più caso. Fino a quando sei in giro con un'altra straniera che per cena chiede un 'bocadillo de polla' (panino di cazzo, invece che di pollo) e allora ringrazi il cielo di essere veggie.

---- MAMMA PUOI RICOMINCIARE A LEGGERE QUI, o forse no ... ----


E nella vita di una prof. di italiano non sono solo gli alunni a confondere Buongiorno con Bochorno (afa), guarda il libro con riponi/ il libro (guardar in spagnolo =  mettere via), e a intorcinarsi il cervello pensando che salir significa uscire, subir significa salire e subire è sufrir ... no, no, pure tu farai le tue belle figuracce in diretta, e ovviamente saranno sempre delle pornofiguracce.

Perché se tu dici TOCCA A TE in classe, il tuo studente principiante capirà TÓCATE, cioè toccati, onanismo didattico insomma. Che poi in spagnolo si dice TE TOCA, ma chi è che mi tocca???

Un sacco di verbi creano casini, tipo vado al mare Y ME BAÑO ... e certo che ti bagni, ovvio.
Ma bañarse non è bagnarsi, bensì fare il bagno. Però il verbo fare dopo 15 anni qua si finisce per perderlo e allora cominci a dire DOCCIARSI, COLAZIONARE, MERENDARE e vabbè, che ci si può fare?

C'era il padrone del ristorante dove lavoravo, che parlava itañol pure lui e per dire a uno dei nuovi camerieri spagnoli di portare le tovaglie in lavanderia gli diceva TOALLAS, che sono gli asciugamani e questo rovistava e rovistava in magazzino, alla ricerca dei fantomatici asciugamani.

E poi tutti gli altri casini culinari, olio = aceite, aceto = vinagre,  e uno legge il menù e dice: ma che schifo, pasta aceto, aglio e peperoncino ... e poi vogliamo un piatto di gambas, oddio sono cannibali! Ma noooo, le gambas non sono gambe, sono gamberi. E la pasta al burro (= asino) deve aver fatto inorridire frotte di ispanici (che poi un asino o una mucca, boh, che differenza fa!).

Insomma, oggi ripenso a tutti questi malintesi e a tutti quelli che vivono i miei studenti, però sono felice, perché per la prima volta nella storia ho promosso tutti! Tutti!!!! Certo ci sono stati una quindicina di studenti che non si sono presentati all'esame, ma meglio così, mi hanno tolto un peso, quello di bocciarli, hanno capito forse cosa mi aspettavo da loro e che non si erano impegnati abbastanza.

Ho ripensato pure al mio erasmus perché ieri, negli ultimi ultimissimi esami ce ne erano 3 di alunne il cui destino dipendeva dal mio voto. Tre future erasmus in Svezia, che piangevano prima e hanno pianto dopo l'esame. Ho ricordato me stessa, trepidante 16 anni fa, in attesa delle selezioni e di sapere se sarei partita. 

E ho pensato che sarebbe stato bello fare un video, del momento preciso in cui la vita di qualcuno cambia e non si può tornare indietro.


video



10.6.15

Ho perso la vocazione?

Culo sedere quadrato fisso sulla sedia, testa altrove.

È la fine del quadrimestre e, come al solito, siamo sommersi di cose da fare.
Mi è toccato pure mettermi i pantaloni funerale (nel senso che non me li metterei altro che per andare a qualcosa di tremendamente importante) perché avevamo un'ispezione durante gli esami del venerdì pomeriggio (quindi peggio di un funerale).

Così mi sono resa conto che non sono proprio fatta per questi salamelecchi di vestirsi bene e dare dell' Ustedes (Loro) agli alunni. Non ce la faccio proprio. Non so come in un passato lontano 20anni io avessi potuto pensare di lavorare in un'ambasciata, dove oltre ai pantaloni effetto salsiccia sicuramente avrei dovuto portare scarpe non da ginnastica. NO, NO!

Fortuna che i nostri esami dei corsi e le nostre prove di accesso agli intensivi estivi sono un po' più rilassate. Vengo in ciavatte e pantaloni hippy, che mio padre mi farebbe subito licenziare.

L'altro giorno un mio alunno mi ha fatto un bellissimo coming out nello scritto dell'esame, raccontandomi di suo marito (immaginario) e poi mandandomi una mail per dirmi cosa ha imparato da me come prof e da me come Cecilia. Lacrimuccia.

Vari altri alunni mi hanno scritto per dirmi quanto avevano imparato, come si erano divertiti, e insomma belle cose, proprio l'anno che pensavo che la mia vocazione all'insegnamento fosse scomparsa del tutto. Si vede che c'è ancora, ma è talmente inglobata in me che non la vedo.

Però ecco, ad allietare questa faticosissima fine quadrimestre poi ci sono i futuri alunni che pensano di non rivedermi mai più, perché non collegano  il fatto che io che gli faccio la prova di accesso poi potrei essere la loro futura prof.

Eccotelo qui dunque, uomo tatuato, baricentro basso, un ammazza dinosauri come amo definire il genere.
All'esame orale nervosissimo, livello terra terra, mi chiede di rifarlo più tardi.
Vabbè, so' pochi, tranquillizzati e ripassa.

Me lo ritrovo fuori dalla porta, infine pronto ad affrontarmi.

Prima domanda: che ti piace fare nel tempo libero?

- scrivere romanzi d'amore.

- romanzi d'amore? (dico io un po' interdetta, spiazzata, visto il suo aspetto non me lo aspettavo, mi valga la ridondanza)


Il tipo mi scruta per qualche secondo, per vedere se sono pronta alla prossima rivelazione:

No, vabbè, d'amore no.
Di sesso.
Erotici.
Sensuali.
Insomma HOT.
(ma pronunciato con quella gutturale aspirata più simile a una 'jota' che fanno gli spagnoli).

 Pensava di guadagnare punti?
Se lo sarà inventato perché quando il mio collega mi ha chiamata Cecilia, pronunciandolo in italiano, questo ammazzadinosauri ha capito Cicciolina?

Non lo so, fatto sta che è in un A2.1, io insegno normalmente dal B2.3 in su.
Gli mancano circa 8 livelli per raggiungermi.
Se fa un paio di corsi all'anno e li passa se ne riparla fra 4 anni.

Per quell'epoca chissà, forse avrò davvero abbandonato l'insegnamento e mi sarò data al Cicciolinamento.


(Gli altri Cuidadín li trovate qui)