20.6.15

Effetti collaterali

Farsi correggere quando parlo dal proprio nipotino di 5 anni. 
Andiamo di là, a giocà - gli dico.
Non si dice giocà! - mi risponde serio.
Per un momento penso che ho usato una parola in spagnolo, poi mi rendo conto che sta correggendo il mio romanaccio. Che io quando vivevo a Roma non parlavo. Me so 'mbruttita a vive 'n campagna!


Stare tranquilla e beata a spalmarsi la crema idratante sul sedere con la finestra aperta, non ricordando che qua le finestre dei vicini sono a pochi metri di distanza e fare un involontario spettacolino sexy per il dirimpettaio divertito.

Diatribe con madre tecnologica
- Io: Hai visto che bella la foto di questi maialini?
- Mater: Secondo me sono finti!
- Io: ???
- Mater: Mica si muovono!
- Io: Mamma, non è un video!
- Mater: Però non si muovono.

Esco con 3 amichette delle elementari.
A un certo punto fra un pettegolezzo e l'altro su cessicornutidivorziatitrombamici, ho un momento di scompenso:
- Ah, ma quindi ti offrono anche il G14Hv con PS14Gt?
- Sì, ma la versione upgrade X27, che è un gran vantaggio in caso di R44.
- Ah, da noi di solito offriamo l'opzione aggiuntiva K24 ...
- Sì, ma non fa al caso mio, perché essendo io in Beta2 al secondo mese ci sarebbe un rischio di Z14.
E così per altri 2-3 minuti. Parlano di telefonini? Di test durante la gravidanza?
No, di assicurazioni. Oddio, c'abbiamo quasi quarantanni, ma io anche no.

Di pomeriggio mamma mi chiama per il tè. Mentre loro si mangiano le ciambelline a me viene voglia di pomodori sott'olio su pane nero tedesco e birra slovena. Stomaco globalizzato.


Insomma, 'sto ritorno in patria va così.

16.6.15

Incontri giramondo

Quando ho cominciato a scrivere il blog, l'ho fatto affinché chi lasciavo e chi mi conosceva potesse seguire un po' le mie avventure slovene.
Seguivo i blog di altre ragazze che stavano vivendo la mia stessa esperienza di assistente di lingue all'estero e poi boh, non mi ricordo come è successo, ma ho trovato altri blog.

Mi ricordo perfettamente che il giorno che morì la mia adorata prozietta fa una lacrima e l'altra mi lessi due blog interi, dal primo post all'ultimo. Per evadere, per non pensare, per vivere la vita di altri e superare quel momento triste così, dato che ero lontana dalla mia famiglia e avevo bisogno di leggere storie simili alla mia.

Non mi ricordo però com'è che ci ero arrivata, dove li avevo trovati, Moky, Spicy, Vale e altri 3-4 che ho cominciato a seguire in quei giorni. Poi sono diventati di più. Alcuni li ho persi per strada, come quando conosci qualcuno e dopo qualche mese ti accorgi che no, con quella persona non siete sulla stessa lunghezza d'onda, altri si sono aggiunti mano mano. Altre persone hanno smesso di scrivere, altre hanno cominciato. Io stessa ho perso fans e ne ho trovati altri.

Ed è stato come tornare alle medie-liceo, quando scrivevo lettere e alla fine eravamo sempre la stessa cerchia di nomi a girare su friendship book e affini. C'erano amicizie incrociate e scambi di foto o regalini, si leggeva la vita in differita e a volte ci si incontrava. Io ne ho conosciute varie delle mie penpals, alcune sono diventate mie grandi amiche, dalle lettere alle mail a facebook, più di 20 anni delle nostre vite condivise.

Ora che di lettere non ne scrivo più, seguo alcuni blog assiduamente, altri qualche volta. Ogni tanto gironzolo, do un'occhiata. Perché poi - e neanche in questo caso mi ricordo da quando - è successo che con Moky, Spicy, Vale e con un altro circoletto di scappate de casaaaa sono diventata pure facebookamica.
E all'inizio mi faceva strano, perché il blog è solo parte di noi, e poi vedi altre foto, leggi le frasi quotidiane e piano piano ti fai un'idea più globale della persona ed è bello pensare che in un altro angolo del mondo ci sia un futuro possibile amico in carne e ossa, che un giorno forse riuscirai a incontrare.

Così nei giri e rigiri e commenti sui blog altri ho conosciuto Emy e il suo blog, e più volte mi sono trovata a pensare da donna matura: se avessi una figlia - io che ho sempre detto che se dovessi riprodurmi vorrei solo maschi - ecco, vorrei che fosse così.
E se avessi la sua età l'Australia me la sarei vissuta come lei, obiettivi precisi, bando alle ciance, carattere forte, tanta voglia di fare.

Ci sono blog che uno legge per leggere, per intrattenimento, per informarsi, in cerca di notizie.
Ce ne sono altri che si leggono pensando: che sarà successo, come andrà la vita di questa persona, speriamo tutto ok. Si gioisce dei successi altri, si applaudono scelte, si danno consigli, si impara.

Poi arriva il momento che un fortunato incrocio di ritorni in patria di concede un'oretta insieme alla stazione.  Roma-Termini, stazione frenetica, caotica, rumorosa. Ma d'ora in poi quell'angolino in cui siamo state a chiacchierare veloci veloci, perché il tempo è tiranno, per me sarà sempre una specie di portale magico, in cui per poco più di 60 minuti ho vissuto l'emozione dei racconti di viaggio di Emy e stanotte ho sognato l'Australia, la nuova Zelanda e la Thailandia che ho vissuto attraverso le sue parole e mi sono risvegliata con sue occhiaie che manco il fuso orario!


Emy, allora speriamo di rincrociarci presto! :-)

13.6.15

La scuola è finita ... andiamo in pace!



Oggi fa calduccio  e mi è tornato in mente quando, 15 anni fa, mia cugina e suo marito erano venuti in viaggio di nozze a casa mia, qua nel deserto. Murcia gli piaceva tanto, nonostante i 40º-45º, e Alessandro amava particolarmente i granizados, che non sono proprio granite ma quasi. Così mentre noi dormivamo la siesta lui usciva sotto il sole cocente per andare a prendersi un granizado.

Loro non parlavano spagnolo e proprio qui nella regione in cui tutte le S scompaiono (i murciani fanno economia di consonanti) Ale e il gelataio non si capivano:

Ale appiccicava le S a ruota libera alla fine delle parole che aveva imparato:

- QUIEROS UNOS GRANIZADOS.

¿Cuántos? - gli rispondeva il gelataio. (Unos in spagnolo infatti significa 'alcuni, dei')

E lui un po' stizzito: UNOS, UNOS. (facendo segno con il dito).

Alla fine tornava sempre a casa con tres granizados, perché con il numero 3 si va sul sicuro, a Murcia lo pronunciano come in italiano.

Ora sono 15 anni che io sono qui e magari gli errori li faccio al contrario.
Parlo itañol e mi confondo, diciamo che in tante cose mi sto spagnolizzando.
Come molti saprete sono l'artista (con involuzione a livello disegni secondo asilo) dietro i fantastici Cuidadín e spesso rivivo le mie figuracce ascoltando di nascosto italiani in giro, che intanto mica lo capiscono che sono del Bel Paese.


DE PUTA MADRE

Questa espressione si impara subito, perché è sempre in bocca di tutti.
De puta madre, che figata, da paura, fantastico.
Ricordo il momento preciso in cui l'ho sentita per la prima volta, pronunciata dal vocione di un murciano conosciuto a un campo di volontariato. Io parlavo un po' di spagnolo e chiacchieravamo di quell'estate, di cosa avevamo fatto, di cosa avremmo fatto. Mi ricordo che gli avevo detto che dopo il campo di lavoro sarei tornata in Italia, per passare un po' di tempo con i miei, eravamo passati a parlare del cibo italiano che cucinava mia mamma e zacchette, DE PUTA MADRE.
Non gli sono partita di capoccia per miracolo.
Io odio le parolacce, soprattuto quelle che insultano la mia famiglia. Ma ha rischiato di brutto.

Occhio che non è lo stesso dire de puta madre che tu puta madre, questa seconda espressione sì che è un bell'insulto.



Poi quando facevo le ore piccole per il centro di Murcia quando ero una erasmus festaiola, mi capitava, tornando a casa all'alba dei morti viventi, di essere fermata sempre dallo stesso tipo, fatto e sfatto, che mi chiedeva sempre di 'dargli fuoco'. 
E io pensavo: poveretto, è davvero disperato, non riesce a uscire da questo tunnel di perdizione in cui si è ficcato. Anche perché io non fumo e non potevo immaginare che qualcuno mi prendesse per fumatrice e mi chiedesse da accendere.
Poi quando ho risentito 'sta frase in una discoteca ho pensato: oddio, ma 'sto dame fuego è qualcosa di sessuale, tipo 'cmon baby light my fire. Insomma suicidio o zozzerie?



La storia del seguro e seguramente mi fa ancora impazzire. Ma perché cavolo l'avverbio che deriva dall'aggettivo significa qualcosa di completamente diverso??????? Perché? Perché? Ci ho messo circa 10 anni a non confondermi più. Anche se quando ascolto seguramente c'ho ancora quel momento di scarto prima di realizzare che col cavolo che è sicuramente, anzi nella maggior parte dei casi, quando uno ti dice seguramente ti sta dicendo di no in modo gentile.

Cioè, mettetevi l'anima in pace:  seguramente ti chiamo, seguramente passo, seguramente ci vediamo ... vi stanno dando il due di picche, fatevene una ragione.
Per andare sul sicuro la parolina magica è seguro, sennò ciccia.



---- MAMMA SMETTI DI LEGGERE QUI ----

Poi ovviamente ci sono una lunghissimissima sfilza di errori pornografici, ma proprio tanti tanti.
Che poi cazo e cazzo si pronunciano pure diversamente, ma ti fa comunque ridere quando vai a comprarti la prima e unica pentola per la tua casetta erasmus e vedi 'cazos' da tutte le parti.

Ti fa pure ridere che gli attributi intimi maschili e femminili in Spagna vengano chiamati con un nome del genere opposto, POLLA per l'uccellino, COÑO per la patata. Poi impari talmente tanti altri nomi per definirle che non ci fai più caso. Fino a quando sei in giro con un'altra straniera che per cena chiede un 'bocadillo de polla' (panino di cazzo, invece che di pollo) e allora ringrazi il cielo di essere veggie.

---- MAMMA PUOI RICOMINCIARE A LEGGERE QUI, o forse no ... ----


E nella vita di una prof. di italiano non sono solo gli alunni a confondere Buongiorno con Bochorno (afa), guarda il libro con riponi/ il libro (guardar in spagnolo =  mettere via), e a intorcinarsi il cervello pensando che salir significa uscire, subir significa salire e subire è sufrir ... no, no, pure tu farai le tue belle figuracce in diretta, e ovviamente saranno sempre delle pornofiguracce.

Perché se tu dici TOCCA A TE in classe, il tuo studente principiante capirà TÓCATE, cioè toccati, onanismo didattico insomma. Che poi in spagnolo si dice TE TOCA, ma chi è che mi tocca???

Un sacco di verbi creano casini, tipo vado al mare Y ME BAÑO ... e certo che ti bagni, ovvio.
Ma bañarse non è bagnarsi, bensì fare il bagno. Però il verbo fare dopo 15 anni qua si finisce per perderlo e allora cominci a dire DOCCIARSI, COLAZIONARE, MERENDARE e vabbè, che ci si può fare?

C'era il padrone del ristorante dove lavoravo, che parlava itañol pure lui e per dire a uno dei nuovi camerieri spagnoli di portare le tovaglie in lavanderia gli diceva TOALLAS, che sono gli asciugamani e questo rovistava e rovistava in magazzino, alla ricerca dei fantomatici asciugamani.

E poi tutti gli altri casini culinari, olio = aceite, aceto = vinagre,  e uno legge il menù e dice: ma che schifo, pasta aceto, aglio e peperoncino ... e poi vogliamo un piatto di gambas, oddio sono cannibali! Ma noooo, le gambas non sono gambe, sono gamberi. E la pasta al burro (= asino) deve aver fatto inorridire frotte di ispanici (che poi un asino o una mucca, boh, che differenza fa!).

Insomma, oggi ripenso a tutti questi malintesi e a tutti quelli che vivono i miei studenti, però sono felice, perché per la prima volta nella storia ho promosso tutti! Tutti!!!! Certo ci sono stati una quindicina di studenti che non si sono presentati all'esame, ma meglio così, mi hanno tolto un peso, quello di bocciarli, hanno capito forse cosa mi aspettavo da loro e che non si erano impegnati abbastanza.

Ho ripensato pure al mio erasmus perché ieri, negli ultimi ultimissimi esami ce ne erano 3 di alunne il cui destino dipendeva dal mio voto. Tre future erasmus in Svezia, che piangevano prima e hanno pianto dopo l'esame. Ho ricordato me stessa, trepidante 16 anni fa, in attesa delle selezioni e di sapere se sarei partita. 

E ho pensato che sarebbe stato bello fare un video, del momento preciso in cui la vita di qualcuno cambia e non si può tornare indietro.


video



10.6.15

Ho perso la vocazione?

Culo sedere quadrato fisso sulla sedia, testa altrove.

È la fine del quadrimestre e, come al solito, siamo sommersi di cose da fare.
Mi è toccato pure mettermi i pantaloni funerale (nel senso che non me li metterei altro che per andare a qualcosa di tremendamente importante) perché avevamo un'ispezione durante gli esami del venerdì pomeriggio (quindi peggio di un funerale).

Così mi sono resa conto che non sono proprio fatta per questi salamelecchi di vestirsi bene e dare dell' Ustedes (Loro) agli alunni. Non ce la faccio proprio. Non so come in un passato lontano 20anni io avessi potuto pensare di lavorare in un'ambasciata, dove oltre ai pantaloni effetto salsiccia sicuramente avrei dovuto portare scarpe non da ginnastica. NO, NO!

Fortuna che i nostri esami dei corsi e le nostre prove di accesso agli intensivi estivi sono un po' più rilassate. Vengo in ciavatte e pantaloni hippy, che mio padre mi farebbe subito licenziare.

L'altro giorno un mio alunno mi ha fatto un bellissimo coming out nello scritto dell'esame, raccontandomi di suo marito (immaginario) e poi mandandomi una mail per dirmi cosa ha imparato da me come prof e da me come Cecilia. Lacrimuccia.

Vari altri alunni mi hanno scritto per dirmi quanto avevano imparato, come si erano divertiti, e insomma belle cose, proprio l'anno che pensavo che la mia vocazione all'insegnamento fosse scomparsa del tutto. Si vede che c'è ancora, ma è talmente inglobata in me che non la vedo.

Però ecco, ad allietare questa faticosissima fine quadrimestre poi ci sono i futuri alunni che pensano di non rivedermi mai più, perché non collegano  il fatto che io che gli faccio la prova di accesso poi potrei essere la loro futura prof.

Eccotelo qui dunque, uomo tatuato, baricentro basso, un ammazza dinosauri come amo definire il genere.
All'esame orale nervosissimo, livello terra terra, mi chiede di rifarlo più tardi.
Vabbè, so' pochi, tranquillizzati e ripassa.

Me lo ritrovo fuori dalla porta, infine pronto ad affrontarmi.

Prima domanda: che ti piace fare nel tempo libero?

- scrivere romanzi d'amore.

- romanzi d'amore? (dico io un po' interdetta, spiazzata, visto il suo aspetto non me lo aspettavo, mi valga la ridondanza)


Il tipo mi scruta per qualche secondo, per vedere se sono pronta alla prossima rivelazione:

No, vabbè, d'amore no.
Di sesso.
Erotici.
Sensuali.
Insomma HOT.
(ma pronunciato con quella gutturale aspirata più simile a una 'jota' che fanno gli spagnoli).

 Pensava di guadagnare punti?
Se lo sarà inventato perché quando il mio collega mi ha chiamata Cecilia, pronunciandolo in italiano, questo ammazzadinosauri ha capito Cicciolina?

Non lo so, fatto sta che è in un A2.1, io insegno normalmente dal B2.3 in su.
Gli mancano circa 8 livelli per raggiungermi.
Se fa un paio di corsi all'anno e li passa se ne riparla fra 4 anni.

Per quell'epoca chissà, forse avrò davvero abbandonato l'insegnamento e mi sarò data al Cicciolinamento.


(Gli altri Cuidadín li trovate qui)

 


13.5.15

Amore 39




Ho il cervello fuso, fusissimo.
Quando vivevo a Roma sulla metro c'era un indiano che si metteva le palline da pingpong in bocca e poi se le faceva risbucare da altre parti. 
Entrava, si presentava, diceva: Ioooo --- pausa --- sono magoooo.

Lo pronunciava con un accento che me piace riprodurre quando ho gli occhi così stanchi - soprattutto il destro ciecato - che diventano duri tipo palletta da pingpong e mi sento di volerli sputare dalla bocca.

Ecco, va così.
Ho lezioni da recuperare in anticipo perché la settimana prossima mi spediscono a un corso di formazione sulla gestione di pagine web. La pagina web di dove lavoro pare fatta negli anni '80, davvero oribbbbile, tocca rimediare. 
Cecilia, beccate 'sto corsetto che stai sempre a smanetta co' blog e facebook.

E così 'sta settimana vivo più che mai al lavoro. Che quella delle pulizie mi ha consigliato di portarmi un lenzuolino e di trascinare uno dei divanetti che stanno all'ingresso nella mia classe. Potrei dormire qui, non dovrei più pagare l'affitto.

Tutto sto preambolo per dire che l'occhio mi fa iosonomago perché, dopo che il mio ultimo neurone rimasto ha fatto l'harakiri, ecco, devo proprio confessarlo ...
io ...
iooooo ...
sì, io ...
ho letto ...

...
.....
......
.......

Amore 14, di Moccia.

PERDITA ISTANTANEA DI TUTTI I FAN.

Mi autodefenestro.
Mi merito che gli occhi mi esplodano.

Poi non mi posso proprio giustificare.
C'ho sto cavolo di libro, scambiato a Roma con un altro libro, perché un'adolescente spagnola - che mi aveva già comprato altri libri di seconda mano in italiano - mi aveva chiesto se le rimediavo qualcosa del Mocciolo.

Poi non si è fatta più sentire.
E io sto libro ce l'ho in camera da febbraio.

Nel frattempo 2 amici facendo le pulizie di primavera mi hanno pure regalato un sacco di altri libri, tipo 10, pure belli, caspero!

E io che faccio?
Leggo MOCCIA!

L'ho finito oggi a pranzo e l'occhio destro s'è proprio spento, cioè, finiti i giochi, ha visto troppo, è in sciopero. Ho gli occhiali sghembi che mi sudano per la vergogna.

Mi salvo in zona Cesarini, perché ecco, mica m'è piaciuto 'sto libro - sennò mi sarei già autodefenestrata. 
Però è un po' come 50 sfumature di gigio, chissà che mi aspettavo.

Tutti che parlano di Moccia di qua, morte del congiuntivo di là.
Forse non lo so più usare nemmanco io il congiuntivo.

Però a me Mocciolone pare un gran furbone.
Ha rubato i diari segreti a sua sorella.
E li ha ricopiati pari pari, intercalandoli a un po' di Nicholas Sparks, letterine a Cioè e con quel tocco di leggera zoccolaggine che, come per 50 sfumature, ha fatto scandalizzare di qua e sognare di là.

Io pure vojo fà come lui.
Basta lavorare.
Basta vivere in ufficio.
Basta pranzi freddi davanti al pc.

Smemorande a me, scriverò un libro.
Però la versione ragazzina ciccia secchiona sfigata.

Cercatemi in libreria, fra i grandi successi.

(Caro Moccia, se mi leggi nun t'offende, hai capito tutto della vita!
Care fan di Moccia, nun v'arabbiate, quando si arriva ad Amore 39 si diventa un po' acide)

Il mago è questo qua, pare che sia diventato parecchio famoso!

 

4.5.15

Gli anni che passano

Poi a un certo punto compi 39 anni e ti chiedi, ma quando è successo? Come? 
E sopratutto, è possibile che io sia più scema ora di quando ne avevo 19? 

Diciamo che il mio livello mentale è più o meno quello di quando avevo 9 anni, sì, mi diverto uguale, con il vantaggio che non sono più timida come allora e quindi faccio tante scemenze pubbliche.
Me ne accorgo riguardando le mie foto del viaggio in Irlanda, che ero là il mese scorso, ma poi la vita corre e  mi sembra passata una caterva di tempo.


1) SOLUZIONI PER VIAGGI AVVENTUROSI E FRACICHI
Verso quest'età si è più navigati, o forse annacquati a forza di viaggiare per Paesi nordici, e allora cosa c'è di meglio che una bella busta della spesa a coprire lo zaino? Quando ho avuto questo lampo di genio e l'ho fatto vedere a Margherita, è rimasta inorridita, ma poi ha dovuto riconoscere la genialità  del look monnezzaro!!!Niente più zaini fradici!!!
Basta prendere una busta bella grande, tagliarci due linee verticali e metterci dentro lo zaino tirando fuori solo gli oddiocomesichiamano manici? Altro che spendere soldi da Decathlon.


2) TEMPESTA ORMONALE
Verso quest'età poi - sarà la menopausa che si avvicina? - all'improvviso ci si sente adolescenti ormonose e si rincorrono poveri ignari Ranger che vegliano sulla sicurezza dei turisti presso le scogliere (di Moher). E gli si fanno pure foto di nascosto.
Poi quando questi esseri si tolgono i pantaloni lunghi perché fa caldo e si intravede uno stacco di coscia, si va in brodo di giuggiole.

Aumentando la cecagna su giacchino catarinfrangente del tipo io avevo letto DANGER e così lo abbiamo soprannominato Ranger Danger, da dire ovviamente con sospiri e gridolini.

3) NACQUI FEMMINA?
Mia madre rimpiange ancora quell'epoca, 10 anni fa, in cui per un anno ho fatto un po' la femmina, con minigonne, stivali e addirittura trucchi. 10 anni più tardi, avendo ormai capito che i Ranger Danger esistono solo per essere ammirati e pedinati, il look non conta più nulla, e si va in giro con giacche da teppista (ho scoperto solo all'arrivo in Irlanda che il mio look antipioggia è anche quello prediletto dai knackers irlandesi) e tutta la valigia addosso. No, non sono diventata improvvisamente obesa, questa foto è il mix di 7 strati e il vento. La morte del sexy.


4) IL NEURONE CHE SCIACQUA
Poi si passa per il Trinity College e mentre tutti si fanno selfie su selfie con i super bastoni selfie con statue ed edifici, io che c'ho il telefono che fa le foto al rovescio, ci immortalo facendo le tricheche vegane. Che intanto le foto di quelli che sono stati a Dublino sono sempre le stesse e allora ci vuole un po' di varietà.

E ora ho 39 anni. Che se penso che quando aveva 39 anni lei, mia madre aveva già una me di 15 anni, oddio! Ma in fondo durante il viaggio uno dei couchsurfer da cui siamo stati ha creduto che Margherita fosse davvero mia figlia, frutto di una gravidanza adolescente (l'avrei dovuta proprio avere a 15 anni!) e ora girovaga con me per il mondo su divani altri.

SLIDING DOORS. (mi è venuto in mente che lo rivedrei volentieri).

Ecco, questo è ciò che mi permette di scrivere il mio singolo neurone rimasto, che è pure lunedì, perdonatemi ma qua da ieri fa tipo già 40 gradi.


20.4.15

Il muro di Belfast

Belfast è una di quelle città che secondo me, o  ci vieni apposta perché sei esperto di storia irlandese, o come tutti gli altri ci fai un'escursione di un giorno da Dublino, o magari ti conviene volarci.

Questo era ciò che pensavamo quando abbiamo deciso di cominciare da lì il nostro viaggio irlandese: volo diretto da Alicante, perché no? Qualcosa da vedere ci sarà.

Io non so se con il programma di storia del liceo non ci siamo mai arrivati a quella ferita lacerante d'Europa, succedeva quando non ero nata, ma anche quando vivevo ancora in Italia e leggevo ancora i giornali, eppure chissà perché non ho mai capito il perché di certe canzoni, tipo Zombie o Sunday Bloody Sunday. Che ora le risentissi non canterei, me ne starei in silenzio.

Abbiamo scelto Belfast per caso e per caso ci ha accolte un couchsurfer canadese, Sam, che a Belfast ci vive da 15 anni e che ha vissuto e fotografato e filmato i conflitti e il dolore. E ricorda le macchine date alle fiamme, i bambini a giocare fra le macerie di una città non ricostruita, con la polizia a fare da barriera fra un quartiere e l'altro, e poi chi non c'è più.














E quelle che erano telecamere di controllo in una zona di confine ora sono dipinte e il suo quartiere hanno cercato di rinnovarlo, ma io ho negli occhi altri graffiti e murales che il passato non lo hanno lasciato andare.
E che parlano di morti innocenti, di madri piangenti, e di armi, di fame, di povertà.


Non sono qui per fare una lezione di storia, non ne so abbastanza, anche se durante e dopo il viaggio ne ho letto parecchio, a colmare un vuoto che mi faceva sentire quasi colpevole. Soprattutto dopo la frase di un anziano, che ci ha fermate quando eravamo in una zona (cattolica) e dopo averci spiegato il significato di murales e bandiere, ci ha ricordato cosa significasse la bandiera dell'Irlanda.

Il verde i cattolici.
L'arancione i protestanti.
Il bianco la pace.
Che non c'è mai stata.

E noi ingenue che cercavamo il muro della pace, e ci immaginavamo un muretto, con qualche altro graffito, ma magari di quelli più belli, meno violenti, meno difficili da digerire.

Bocciata in storia, bocciata in conoscenza del mondo.
Pensi a un muro e immagini quello di Berlino, o pensi alla Palestina. Magari al Messico, o alle barriere nelle spagnolissime Ceuta e Melilla in Marocco.

Come se il mondo finisse là.
Poi cammini cammini e i murales diventano sempre più cupi, sempre più politicizzati, sempre più grida sul cemento.



Cammini e cammini e non c'è nessuno per strada, e pioviccica e fa quel freddo che ti entra nei polmoni e ti affatica la respirazione.

Cammini e cammini, perché non ti quadrano le indicazioni della cartina che dice che il muro è più in là. E alla fine giri un angolo ed è come un pugno nello stomaco.
 E ti vengono le lacrime agli occhi, come ce le ho di nuovo ora, a pensare alla violenza e alla stupidità degli uomini.

Altro che muretto di pace, il muro è un muro, alto, metallico, tutto intero. Freddo. Anche se sta uscendo il sole.
Pensi a quanto poco sai, a quanto dolore ci deve essere stato.
A quante persone sono morte in quello stesso tratto di strada.


Il silenzio è irreale, ti senti minacciata, ti senti in pericolo dentro.

Come se fossi stata nascosta tu, dietro un muro, a fare la turista e a prenderti la pioggia in una città che lo vedi nella tristezza degli occhi della gente e in quel grigio che ci metterà ancora chissà quanto a riprendersi.

12.4.15

Il karma, i buoni samaritani, l'italianità


Sono partita. 
Senza organizzare, senza pensare, senza leggere, senza prendere appunti.
È la norma degli ultimi anni, parto all'avventura e con molta KARMA.

Avevo un volo di andata e uno di ritorno.
Nessuno ostello prenotato, nessun itinerario definito.
Solo una valigia da 10kg con il minimissimo indispensabile.
E la speranza che anche questa volta, come l'estate scorsa, tutto andasse bene.

Questo viaggio ha superato le mie aspettative a livello umano.
E allora più che ai luoghi d'Irlanda, il primo post voglio dedicarlo alle persone.
Agli sconosciuti, ai conosciuti, ai conoscenti, ai passanti, a tutti quelli che lo hanno reso più vivo e più vero.

Nessuno ostello prenotato, come ho detto.
Perché da tre anni ormai mi affido al couchsurfing e all'ospitalità di sconosciuti. Se non lo conoscete, beh, consiste nel dormire sui divani (ma anche letti o pavimenti) di persone iscritte alla pagina che offrono - gratis -  ospitalità. Se non vi fidate posso solo dire che bisogna leggersi bene i profili e le recensioni che altri ne fanno e capire se una persona e il suo stile di vita sono adatti a noi.

Io finora, a parte uno strano personaggio comunque innocuo, non ho avuto alcun problema. Da vegana prediligo couchsurfers vegani o vegetariani (abbiamo una pagina facebook internazionale), ma poi non importa l'età, il ceto sociale, la nazionalità. È una maniera incredibile per conoscere gente che normalmente non incrocerebbero mai il nostro cammino.

Ho conosciuto anarchici rifugiati, padri single, istruttori di bici per ciechi, giovani vichinghi, ufologi in erba, ricchi e poveri, dottori e manager, disordine ed estrema pulizia. 

Poi ci sono gli amici che si fanno in 4 per aiutarti. 
A Dublino c'è Filippa, conosciuta su facebook quando entrambe eravamo Comenius (per chi non lo sapesse, la mia vita per un anno è stata questo incredibile sogno www.comeniusinslovenia.blogspot.com). Comunione di anime da prof., esperienze di vita, la sua preoccupazione di vederci dormire sotto un ponte a Dublino che la porta a cercarci un tetto a casa di una sua amica e - quando il mio volo è cancellato per gli scioperi - ad ospitarmi a casa sua. Eppure la sua amica non ci conosce e neppure ci sarà. Eppure io e lei ci eravamo viste prima solo un giorno fugace a Roma, ma c'erano stati mesi di chiacchiere didattiche e di ogni tipo via facebook.


 E sono chiacchiere e risate e allora pare di essere amiche da chissà quanto. E Dublino attraverso i suoi occhi e il suo vissuto è anche un po' la mia città.

Io mi sono scordata come sono gli italiani. Non sono più tanto italiana in certe cose. 
Così quando Filippa ci dice che dei suoi amici hanno organizzato un picnic per Pasqua e anche io e Marghe siamo invitate, penso bene di mettermi due pacchi di cous cous liofilizzato nello zaino, in caso non ci fosse nulla da mangiare per noi.
Perché avevo scordato che significa un pranzo di Pasqua tra italiani, un'abbuffata mascherata da picnic in giardino. In cui i padroni di casa, Alessandro e Caterina, ci accolgono come se a quello si dedicassero, a ricevere i profughi appena arrivati in un Paese nuovo e a farli sentire a casa.

Credo sinceramente che questa domenica di Pasqua sia stato uno dei giorni più profondi della mia vita, chissà se gli altri se ne sono accorti. Sembra assurdo, ma stare fra italiani come da tanto non mi succedeva mi ha fatto fare pace con la mia italianità. Ricordare cosa c'è di bello nelle persone del Paese dove non vivo da tanti anni.

Quel calore, quel senso immediato di famiglia, quel pensare sempre agli altri e a farli sentire a proprio agio, quelle chiacchiere che scorrono naturali come se fossimo tutti stati compagni d'asilo che non si vedono da anni.

 Una torta vegana fatta apposta per noi ...

...  un cuoco instancabile con due barbeque separati così le verdure non si mischiano con altro ...


... la caccia agli ovetti di cioccolata nascosti in giardino, godendoci un sole tiepido che inaspettatamente ci riscalda e ci coccola.


Una giornata che pare durare secoli, e un certo punto non mi ricordo più neppure che siamo a Dublino, mi pare di essere a casa, poter tornare a piedi, e pensare che in ogni Paese ci dovrebbe essere un comitato di accoglienza così, come forse c'era quando la gente emigrava in ben altre condizioni.

Grazie Fili e grazie ragazzi/e, vi aspettiamo a Murcia.


21.3.15

Succede in classe # 4

Si parla di cose strane che gli sono successe, di oggetti strani che possiedono, di personaggi bizzarri, di esperienze fuori dal comune.

Li faccio parlare a coppie di un po' di tutto, poi faccio a tutti la stessa domanda:

Allora, qual è l'oggetto più strano o particolare che possiedi?

- Un antico forno a legna costruito 100 anni fa ...
- La bicicletta del mio bisnonno, che ancora funziona ...
- Una rosa a lunga durata (queste qua, che durano 6 mesi)
- ...
- ...

E poi è il turno di una - che probabilmente era stata con la testa fra le nuvole mentre altre 7 persone 7 rispondevano alla stessa domanda.

- ... Beh, di sera quando sono da sola a letto ...



Io, mente pura, non ho fatto nessun pornocollegamento. Il resto della classe sono scoppiati tutti a ridere. Lei voleva raccontare un' esperienza strana (qualche rumore nella notte, boh, dal ridere non ha neppure finito!), gli altri subito a pensare a oggetti porcelli! 'Sti spagnoli!

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Succede ogni quadrimestre: do da scrivere una mail formale per proporsi per un campo di  volontariato e chiedere informazioni. Sul libro c'è un esempio (che vediamo insieme), ci sono delle frasi utili e ci sono le istruzioni chiarissime da seguire: chiedi questo, specifica quest'altro, aggiungi quest'altro. Struttura rigida, preconfezionata, cioè, è praticamente fare un copiato modificato dell'esempio, non dovrebbero fare errori.

Ci ho messo 3 ore a correggere una quindicina di mail, voti che vanno dal 2 al 6, giusto un 7.

Io mi chiedo se davvero pensano che, nel mondo reale, potrebbero cominciare una mail formale dicendo:

- Voglio informazioni sul training, perché non so se posso farlo, dipende dalle date, perché forse sono in vacanza! (Voja de lavorà, sartame addosso!)
- Ditemi che animali si devono studiare, perché sono allergico a ... (ecciù!)
- Questo campo non mi preoccupa proprio, sono un campione di questo e quest'altro. (tutti superman e wonder woman!)
- Parlo questa lingua perfettamente ... (quando le istruzioni dicono chiaramente che il loro livello è A2) perché me l'ha insegnata una mia amica. (ah, menomale!)
- SONO IL CANDIDATO PERFETTO! (GRAZIE DI ESISTERE)

In questo caso non so se ridere o piangere!

14.3.15

San Tommaso



Io sono una persona abbastanza scettica.
Non credo ai rimedi miracolosi, alle diete magiche, ai superbarbatrucchi.
Sono - sempre di più - molto razionale, molto San Tommaso.

Per questo quando ho comprato i biglietti per lo show di Jeff Toussaint, un ipnotizzatore, l'ho fatto più pensando che i soldi sarebbero andati in beneficenza a un'associazione che si occupa di inserire nel mondo del lavoro persone con ritardi mentali.

Quando ero all'università mi ero comprata alcuni libri sull'ipnosi, ma oltre ad essere scettica io sono pure poco paziente e dovermi leggere 300 pagine per capire cosa fare - per me che non leggo mai le istruzioni - si era rivelata un'impresa impossibile e quei libri mi sa che erano finiti regalati o riciclati in una bruttombola.

Però ieri mi sono dovuta ricredere. L'ipnosi non è magia, gli ipnotizzatori non hanno superpoteri.
Jeff Toussaint lo spiega bene dall'inizio, lui non addormenta nessuno, la parola dormi viene usata solo come chiave di accesso alla mente, ma l'ipnotizzato deve volerlo, essere disposto.
È tutto un altro paio di maniche. Tutti possiamo essere ipnotizzati ed autoipnotizzarci se vogliamo.
Difatti lo facciamo continuamente, quando camminiamo o agiamo con il pilota automatico.

Il nostro cervello ha quella capacità, però non sappiamo bene cosa farci.

Eppure si può usare in tantissimi modi diversi e la faccia divertente dell'ipnosi sono proprio questi spettacoli magici che ci danno un assaggio di ciò che potremmo fare e come potremmo vivere se solo ...

Jeff all'inizio dello spettacolo  spiega i vari livelli dell'ipnosi (ce ne sono 47 mi pare, ma lui li riduce a 6 principali per farsi capire meglio e specifica che per arrivare fino alla fine bisogna essere in fase 4) e poi chiede a minimo 20 volontari di salire sul palco. Ieri ce ne erano più di 40.
A questo punto parlando e con l'aiuto della musica li fa entrare in un leggero trance, che altro non è che uno stato di profondo rilassamento. E poi li addormenta. Nel senso che toccando parti specifiche del corpo e sussurrando frasi ad hoc li stende per terra, però senza farli cadere come un sacco di patate.

Non tutti ci riescono: alcuni si addormentano davvero, segno che hanno superato la fase 4 e non sono quindi adatti allo spettacolo. Altri hanno manie ed ansie di controllo e non arrivano neppure alla fase 2 - io credo sarei fra questi, sono/ero sempre all'erta e se fossi salita sul palco avrei resistito con tutte le mie forze, perché all'inizio pensavo che erano tutte cretinate.

Dei più di 40 volontari alla fine dello show ne rimangono una decina.
E a questi Jeff fa fare di tutto: gli fa credere vivere l'esperienza di avere caldissimo, di avere freddo e di abbracciarsi, li fa addormentare uno sull'altro, li fa ballare come scatenati al ritmo della musica del cantante assegnato a ciascuno, gli fa credere che semplici pezzi di carta siano banconote da 100 euro o che stanno partecipando a una corsa di cavalli ecc.


  
Per me l'abilità più scioccante è quella di rendere i muscoli di marmo. Ieri ha solidificato un adolescente, trasformato in tavola di legno e messo fra due sgabelli, testa appoggiata su uno, piedi sull'altro, totalmente rigido. Poi ci ha fatto salire sopra in piedi un'altra ragazza. Insomma, oltre alla mente si può controllare anche il corpo.



Ovviamente questi trucchi non funzionano per tutti: fra i volontari c'era un suo collega francese, che però non parlava lo spagnolo abbastanza bene da capire gli ordini, e quindi rimaneva addormentato ma non faceva nulla. E altri volontari si sono svegliati mano mano perché erano scesi a livello 2.

Ora, a parte la sfera prettamente di intrattenimento di questo tipo di spettacolo, a me ciò che è interessato di più è stata la possibilità di controllare il proprio cervello, soprattutto per superare ansia, stress, insonnia e dolori vari.

E dato che penso sempre che è ora di cambiare lavoro, che ne dite se divento ipnotizzatrice?