20.4.14

Lituania 3: Kryziu Kalnas

L'ultima parte del viaggio sono chilometri extra, ma ormai ci siamo abituati.
Il navigatore ci manda di qua e di là, non ama le strade principali, decide di farci passare davanti a tutti i cimiteri, che sono pieni di gente, è Sabato Santo e, senza averlo pianificato, anche noi lo viviamo in tema.

Ho letto sulla guida - e anche un collega me ne ha parlato - di Kryziu Kalnas, la collina delle croci http://www.hillofcrosses.com e abbiamo deciso di fare qualche decina di km in più per visitarla.

Sappiamo che è a 12-14 km a nord-ovest della città di Siauliai, così guardiamo a destra scendendo a sud e immaginiamo croci che in realtà sono alberi.
Io penso a una collina collina alta alta, che si veda da lontano. Siamo in viaggio da 10 ore e la stanchezza si fa sentire, Margherita scorge delle croci da lontano e no, non può essere, ci sono poche croci, mi avevano detto collina, e che le croci parlavano con il vento.

Poi ci avviciniamo e capisco.
Ce ne sono centinaia, migliaia.

Croci grandi e monumentali, fra cui una lasciata da Giovanni Paolo II nel 1993, croci piccole, rosari, croci di legno, di pietra, di plastica, fatte con due matite e con due cerotti, anonime, colorate, con iscrizioni, statue, foto, quadri, immagini.

50000 negli anni '90, 100.000 nel 2006, sarebbe impossibile contarle, nascono le une dalle altre, consumate dal sole, dalla pioggia, dalla neve, si tengono in piedi reciprocamente, e quando il vento soffia parlano fra loro e con chi passa.


L'origine di questo fenomeno è incerta, ma si crede che la prima croce fu piantata sulla collinetta di Jurgaičiai dopo la rivolta di Novembre (1830-1831) contro il dominio dell'Impero Russo in Lituania e Polonia: le famiglie dei caduti che non potevano dare sepoltura ai corpi dei ribelli uccisi, cominciarono a portare croci su questa collinetta.


Durante gli anni dell'indipendenza lituana, dal 1918 al 1944, alla collina delle Croci i lituani si recavano in pellegrinaggio per pregare per la pace, per la patria e per i caduti durante le guerre di indipendenza.

Durante la successiva occupazione sovietica, che durò fino al 1990, la collina e le sue croci si trasformarono anche in un luogo e simbolo di identità culturale e religiosa, di resistenza pacifica.
I sovietici rimuovevano le croci, addirittura coi bulldozers, e pianificavano di allagare la zona costruendo una diga. E i lituani continuavano e a portare croci e lo fanno ancora oggi, insieme a decine e centinaia di pellegrini di tutto il mondo.


Anche se non si è cattolici, anche se non si è religiosi, non si può fare a meno di sentire l'energia di questo posto, pieno di speranze, di ricordi, di fede, di amore e nostalgia per chi non c'è più.
Penso alle mie nonne, penso a zia Fernanda.
Sento i passi, una preghiera mormorata, vedo le mani che depongono una croce.

Al di là delle religioni, al di là dei simboli.

4 comments:

  1. Terribile, non riesco a guardare. Il simbolo della croce mi parla di torture, sanguinamenti e sofferenza senza scampo.
    Non visitero' mai questo posto.
    Preferisco pensare alla morte come penso alla vita : con l'immagine del Fiore di Loto

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    1. E ti fanno lo stesso effetto i cimiteri scozzesi con le croci celtiche?

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  2. grazie per queste parole che spiegano benissimo il luogo

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    1. Secondo me,al di là della croce come simbolo, è l'energia del luogo e il suo significato storico che rende il posto meritevole.

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